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RE E MAZZINI SCAMBIAMO LE STATUE
di ATHOS BIGONGIALI Non tutte le ciambelle riescono col buco. Prendiamo la statua di Vittorio Emanuele II eretta a Pisa nel 1892: a detta di molti è orrenda, ma a quel tempo i maggiorenti della città...
di ATHOS BIGONGIALI
Non tutte le ciambelle riescono col buco. Prendiamo la statua di Vittorio Emanuele II eretta a Pisa nel 1892: a detta di molti è orrenda, ma a quel tempo i maggiorenti della città ne furono così entusiasti da volerla collocare in una delle più belle piazze, già opportunamente intitolata al Re. Tra magnifiche palme ed alti platani ombrosi, coi bei café chantant della vita elegante tutto intorno, non c'era davvero luogo più degno per quel monumento regale. Ma le autorità non avevano fatto i conti con il suo autore, Cesare Zocchi.
Era costui uno scultore rinomato (così il New York Times diede notizia della sua morte), ma vuoi perché turbato dall’aria di Pisa, poco propensa alla monarchia, vuoi perché di natura gran buontempone, assolse il suo incarico in un modo del tutto speciale. Mentre a Livorno il suo collega Rivalta camuffava le goffe fattezze del monarca ponendolo in groppa ad un aitante destriero, lui lavorò il bronzo così astutamente da farle risaltare in tutta la loro sproporzione. Era davvero uno spettacolo pittoresco quel tracagnotto di cui si diceva fosse figlio di un macellaio, era un oggetto scenico da teatro del burlesque, anche se molti lo accolsero come neanche Giulio Cesare al ritorno dalle Gallie e non fosse stato per il peso alcuni l'avrebbero portato in trionfo.
In ogni caso lo Zocchi, intascato il dovuto, se la svignò lasciando le autorità con un palmo di naso e gli anarchici e i repubblicani a fregarsi le mani. Per quanto se ne sa, nessuno di quei maggiorenti fiatò. Non così i viaggiatori stranieri. Lo storico dell'arte russo Anatolij V. Lunacarskij venuto a Pisa nel 1909 - dunque ben prima della rivoluzione bolscevica a cui aderì - scrisse: «…la statua pisana del re galantuomo non può essere ammirata senza una risata. Viene spontaneo pensare che l'artista volle schernirlo. La figura corpacciuta, dalle gambe corte, la barbetta come un palo, i baffi come cavatappi, il nasino di un pappagallo, e sul naso un elmo calcato con grandi piume. Che bamboccio mascherato!..».
Come dargli torto?
E tuttavia, qualche tempo dopo, i notabili pisani adottarono alcune contromisure. Non potendo disfarsene né sistemarlo altrove, pena i provvedimenti della regia prefettura, lasciarono il monumento là dove era stato eretto, al centro della piazza, ma quasi ne nascosero la vista, sostituendo palmizi e platani con robusti pini dotati oltretutto di tribù di storni capaci con le loro deiezioni di tener lontani anche i visitatori più curiosi. Mossa abilissima, che consentì loro quasi di dimenticarsene. Era il 1932.
Poi venne la guerra con le sue distruzioni ma il monumento non subì danni e restò dov'era, seminascosto e ignorato dalla città in via di ricostruzione, senza che alcuno ne provasse vergogna. Ed è proprio così, come di un ricordo imbarazzante, che noi contemporanei lo abbiamo ereditato. Almeno fino a quando ci siamo accorti, con grande sorpresa, del cambiamento. La statua, finora celata, è diventata visibilissima. Anzi: troneggia in tutta la sua ridicola possanza al centro della medesima piazza, però definitivamente disboscata e spianata a seguito dei lavori per il parcheggio sotterraneo. Troneggia, tirata a lucido, che quasi pare sia messa lì per ricordarci la colpa di averla dimenticata, oggetto per giunta dei mirini delle macchine fotografiche di tutti i turisti che si trovano nei paraggi. Turisti innocenti, vogliosi di foto ricordo: ed eccolo lì il monumento giusto, pronto alla bisogna.
Poi ce ne saranno altri, e ben più importanti e significativi della storia di Pisa e del suo patrimonio umanistico. Ma il Re li ha fregati tutti. Il Re si è vendicato, diventando d'un colpo quello che non è mai stato. Un simbolo di Pisa.
Ha avuto fortuna certo, trovandosi in quel luogo: ma per restare agli eroi del Risorgimento non sarebbe meglio per la nostra città offrire ai suoi visitatori un impatto diverso? Non starò qui a dire il perché, spero sia ovvio, mi limito ad una modesta proposta, di facile attuazione.
Un gioco da ragazzi quasi: un semplice scambio di statue, il Re dove è oggi Mazzini, e Mazzini al posto del Re.
Naturalmente con i relativi cambiamenti di nome alle due piazze.
La verità storica non ne soffrirebbe, la solerte attività dei restauratori e la toponomastica non ne avrebbero danno, la tradizione repubblicana della città ne uscirebbe rinsaldata e tutti saremmo più contenti. Pure quella buonanima del maestro scultore Zocchi, morto in miseria, forse anche per il tiro mancino che giocò agli allora regnanti. A Pisa, vicino alla casa dove l'esule Mazzini si spense.
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