«I cani vanno prima abituati alla presenza dei bambini»
Angelo Gazzano, ricercatore di Medicina veterinaria dell’Università di Pisa, racconta un aneddoto «agghiacciante» per far capire come funziona il cervello dei cani da presa: «Un proprietario di un bulldog, per scommessa, ha dimostrato di riuscire a tagliare le gambe al suo animale senza che esso lasciasse la presa»
PISA. Angelo Gazzano, ricercatore di Medicina veterinaria dell’Università di Pisa, racconta un aneddoto «agghiacciante» per far capire come funziona il cervello dei cani da presa: «Un proprietario di un bulldog, per scommessa, ha dimostrato di riuscire a tagliare le gambe al suo animale senza che esso lasciasse la presa». Ecco perché non devono stupire i dieci minuti «terribili» durante i quali il pitbull di Gello non ha mollato la gamba del bimbo di 4 anni.
Il problema sono i bambini, «non identificati come specie umana»: sia quelli degli altri, che i figli degli stessi padroni dei cani. Gazzano precisa che una coppia di uomini con un cane, «quando arriva un neonato, deve “presentarlo” all’animale per abituarlo a quella presenza in casa: fargli sentire l’odore, non escludere la bestia dalla vita familiare e premiarla quando è tranquilla davanti al bambino». È un discorso di educazione che parte dai primi 3-4 mesi di vita del cane, durante i quali «l’animale deve essere “socializzato”, deve cioè incontrare più persone possibile». E questo vale a prescindere dalla razza: «Certo, i pitbull sono cani da combattimento», ricorda l’esperto; ma una ricerca svolta sul territorio regionale mostra che gli autori delle morsicature sono soprattutto i meticci e, al secondo posto, i pastori tedeschi. Quindi l’educazione dei cani è fondamentale: «Ci sono persone che la sanno ottenere da sole, altre che è bene che si facciano consigliare. Ma è un elemento che non si può trascurare, anche perché a volte i bambini possono arrecare «brutte esperienze ai cani, pure se sono soggetti coraggiosi» (giochi sfociati in incidenti, scherzi cattivi anche se involontari). Un cane educato, che non percepisce il bambino come un nemico, riesce a sopportare meglio questi episodi o, almeno, a non reagire contro un “simile” di quello che sente il proprio branco.
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