Sicurezza
Neppure la Pasqua si salva dalla crisi Crollano i consumi
La Confesercenti calcola un calo del dieci per cento nella vendita di pacchi regalo e prodotti tradizionali
PISA. Più uova di gallina, ma meno di cioccolata. Per Pasqua la crisi non va in vacanza ed il carrello della spesa dei pisani si svuota sempre di più. Sparisce la spesa fatta una volta alla settimana, le carni rosse lasciano il posto a pollo e tacchino e le marche dei prodotti lasciano il passo a prodotti generici o di primo prezzo (tipo quelli nei discount). E l'agnello? In alcune macellerie pisane la vendita si è dimezzata.
Ma in questa crisi che non allenta la presa, che cosa si salva? Secondo la direzione del supermercato E.Leclerc di via Pietrasantina, a salvarsi sono i prodotti a chilometro zero come quelli eno-gastronomici provenienti da Terricciola, Fauglia e dal Parco di San Rossore.
Alla Coop di Cisanello, si sono accorti che è aumentato in maniera esponenziale il consumo della uova e delle carni di pollo.
«È segno di crisi dei portafogli - dice la direttrice Stefania Coppola - così come lo è il fatto che le uova pasquali una volta si iniziavano a vendere già nei primi giorni del mese in cui cadevano le festività pasquali, mentre ora dobbiamo aspettare di essere proprio a ridosso della Pasqua». Come dire che le uova di cioccolata stazionano molto più di prima sugli scaffali. Sempre dalla Coop, molto attenta a proporre prodotti "amici del portafoglio" ma comunque di qualità, fanno sapere che è molto forte lo spostamento degli acquisti dai prodotti di marca verso merce non pubblicizzata.
«Chi comprava un prodotto di marca, passa ad un prodotto Coop e chi ero solito acquistare quest'ultimo passa ad altra merce di primo prezzo», dice Coppola intendendo per prodotto di primo prezzo quello venduto anche nei discount.Molte di queste tendenze sottolineate da Coop e Leclerc, vengono confermate dalla Esselunga di Cisanello dove si riscontra, per tutte le merceologie, un incremento delle vendite di articoli di primo prezzo e di prodotti a marchio proprio. Si riduce l'attaccamento alla marca da parte del consumatore che si sposta con più facilità da un brand all'altro. Aumentano le richieste di prodotti più convenienti come ad esempio le carni bianche, la polleria e il maiale, e diminuiscono quelle di carni rosse.
Inoltre, a parità di articoli in offerta, la pressione promozionale ha un peso maggiore, in quanto il consumatore è anche più attento alle offerte, ma non fa stock. A proposito dell'oculatezza nella quantità di prodotti da mettere nel carrello, da Leclerc sostengono che i clienti vanno al supermercato molto più spesso di una volta preferendo la spesa giornaliera o fatta ogni due giorni, a quella settimanale che più si presta al consumo ed al gettare via la merce.
Per quanto riguarda la vendita di agnelli nessuno sta facendo affari d'oro. Nelle migliori delle ipotesi si va in pareggio rispetto all'anno scorso come testimoniano Maurizio Carni e Claudio Signorini. Mentre la storica macelleria di Piero Betti e quella di Fausto Pardini denunciano un crollo per almeno la metà delle vendite. Da Giordano Masoni, gli ordini di carne di agnello sono diminuiti del 30%.
La Confesercenti pisana conferma. «Le previsioni di consumo per Pasqua nel commercio alimentare al dettaglio sono pessimistiche - commenta il direttore di Confesercenti Marco Sbrana -. I consumi, stando alle prime rilevazioni ed alle aspettative degli operatori, dovrebbero segnare il passo con significative contrazioni, soprattutto per i tradizionali prodotti come uova e colombe. Le prenotazioni di pacchi regali e le prime vendite dei tradizionali prodotti segnano un meno 10%».
Secondo la Confesercenti, oltre alla crisi pesa anche la grande distribuzione, colpevole della «banalizzazione di alcuni prodotti venduti sottocosto». La Pasqua pisana conferma dunque il quadro critico delle famiglie segnalato dalle rilevazioni Istat, mentre a marzo l’inflazione è al 3,3% rispetto al 2011 e l'indice degli alimentari evidenzia un aumento dei prezzi del 2,5%.
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