Il Tirreno

Pisa

Bar Lume in tv, due volti per la fiction

di Paolo Toccafondi
Bar Lume in tv, due volti per la fiction

Mastandrea e Monni per Massimo e Ampelio. I libri di Malvaldi tradotti in 5 lingue: e il vernacolo pisano diventa bavarese

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PISA. Le figure di carta cominciano ad assumere volti in carne ed ossa. E sono volti conosciuti. Ci sono già due nomi per i protagonisti della saga del Bar Lume di Marco Malvaldi: Valerio Mastandrea sarà Massimo “il barrista”, Carlo Monni sarà Ampelio, il nonno di Massimo, uno dei terribili vecchietti-detective. Queste almeno sono le prime due proposte ufficializzate dalla produzione, la Palomar di Carlo Degli Esposti, che a marzo 2013 porterà sullo schermo (Rai Uno) i gialli di Malvaldi, destinati ad ereditare il posto - e i produttori si augurano anche il successo - di quelli di Camilleri con Montalbano protagonista. Manca ancora la conferma da parte degli attori, ma la macchina si è messa in moto. Ancora da individuare la protagonista femminile, Tiziana. «Deve essere bella, avere la quarta di reggiseno ed essere una brava attrice: non è facile...», fa notare Marco Malvaldi. Per lui si apre anche una nuova esperienza di scrittura. Collaborerà infatti alla sceneggiatura affidata a Francesco Bruni, partner storico di Paolo Virzì, una garanzia quando si parla di commedia ben fatta.

E di “commedia gialla” è giusto parlare nel caso dei romanzi di Malvaldi. Lui stesso è felice dell’accostamento frequente ai film di Monicelli. «Ma anche a quelli di Risi, di Scola, di Billy Wilder - aggiunge - tutti i film in cui, più che la trama, contano le battute, le controbattute, i personaggi, i caratteri».

Il successo dell’ultimo libro, “La carta più alta”, per alcune settimane ai vertici delle vendite della narrativa italiana, e la prossima trasposizione televisiva (e forse cinematografica) dei suoi libri, inutile dirlo, ha cambiato la natura dell’impegno di Malvaldi che per un po’ ha continuato a presentarsi come uno scrittore a mezzo servizio, per l’altra metà chimico, ricercatore universitario. Ormai il chimico è finito da parte ed è rimasto lo scrittore. «Ormai questa è la mia professione, inutile nasconderlo. Spero di continuare a farlo con lo spirito di un dilettante, cioè divertendomi. Del resto come ricercatore universitario da due anni e mezzo non vedevo il becco di un quattrino...».

Di abbandonare i vecchietti del Bar Lume non si parla più. Prima la sommossa popolare a suon di lettere e email quando Malvaldi accennò solo l’intenzione, ora il contratto con la fiction tv. Insomma, i vecchietti si sono assicurati ancora un bel po’ di anni di vita. «Un altro almeno lo scrivo... Ho anche una buona idea di trama già pronta. Poi certo non li posso abbandonare. Facendo lo scrittore come mestiere, sarebbe stupido non capire o ignorare cosa vuole la gente. Poi cosa dare lo decido io. Ma se uno si aspetta una partita di calcio, sarebbe scorretto proporre un match di rugby».

Nel frattempo ci sono anche altri progetti. Il prossimo libro infatti sarà comunque un giallo senza Massimo e i vecchietti. «Sarà ancora un giallo classico - spiega Malvaldi - perché sono quelli che prediligo: mi piacciono le situazioni con luoghi chiusi, comunità ristrette, per limitare la cerchia dei sospettati, non mi piace il killer che arriva dall’Oceania... In questo caso avverrà un delitto in un paese di cento anime isolato da una nevicata. Sarà l’unico forestiero a dare l’allarme mostrando che si tratta di omicidio e non di morte naturale. Solo che tutti gli abitanti del paese hanno un alibi, meno il forestiero... La trama me l’ha suggerita mia moglie. E ora chissà quanti piatti dovrò lavare».

L’apporto di moglie e amici è frequente nella genesi delle sue storie. «Parto sempre da una cosa successa veramente, che mi viene raccontata. Poi con mia moglie e i miei amici ci divertiamo a modificare i fatti a immaginare delle varianti: e se le cose fossero andate diversamente, cosa sarebbe successo se...».

Cambiare è una necessità. «Un po’ per dare respiro ai vecchietti, ma anche perché, anche se è banale dirlo, c’è il rischio di fossilizzzarsi. Combiando invece c’è il divertimento di provare nuovi personaggi, ambientazioni diverse».

Intanto i Massimo e i vecchietti hanno varcato la frontiera e stanno migrando in tutta Europa. In Germania e in Spagna sono già stati tradotti “La briscola in cinque” e “Odore di chiuso” (in Germania il vernacolo pisano è diventato bavarese). “Odore di chiuso”, il giallo che ha per protagonista Pellegrino Artusi, sarà presto tradotto anche in francese, danese e inglese.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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