La manifestazione
Rioccupato il complesso dei Frati Bigi
A poche ore dallo sgombero sono tornati rom e tunisini. Il Pdl attacca: la giunta faccia rispettare le regole
di Gianluca Campanella
PISA
Il blitz di mercoledì mattina non è bastato: ieri lo stabile dell’ex convento cosiddetto dei Frati Bigi era ancora occupato. In via Redi, infatti, c’erano i sei tunisini e i trenta rom, dieci dei quali minorenni, che il giorno prima erano stati identificati dalle forze dell’ordine, denunciati per occupazione abusiva di edifici e invitati a lasciare la struttura. Pertanto una quarantina di residenti in due condomini vicini ha cominciato a chiedere preventivi alla polizia privata per avere la vigilanza notturna; e il Pdl ha organizzato una conferenza stampa davanti al complesso, «per dare visibilità alle proteste dei cittadini».
È Rosario Sannino, uno dei condomini di via Redi, a raccontare l’iniziativa della gente del quartiere: «Mi hanno detto che l’altro giorno ci sono stati due furti al primo e al terzo piano del palazzo di fronte. Ora siamo disponibili a pagare un servizio di due, tre passaggi di notte, con la macchina della sicurezza privata».
Intanto i consiglieri comunali del Pdl attaccano. Giovanni Garzella invita «il sindaco a far rispettare le regole: se per il regolamento edilizio il palazzo non è agibile, esso deve essere sgombrato». E Silvia Silvestri denuncia: «Non c’è la volontà politica per farlo. Se lasciamo tutto così, arrivano altri occupanti e il problema si trasforma in emergenza».
I Frati Bigi fanno parte di un pacchetto di immobili del Comune venduto anni fa: a maggio il gruppo Bulgarella dovrebbe cominciare i lavori per trasformarlo in zona residenziale-commerciale. E in questi giorni una ditta sta provvedendo a smontare finestre e parti metalliche.
Ma le condizioni all’interno sono di totale degrado: escrementi a terra, guarnizioni di gomma bruciate, odore di urina dappertutto e nessun elemento di arredamento. I bimbi giocano attorno a una catasta di termosifoni smontati e arrugginiti.
Riccardo Buscemi, sempre del Pdl, precisa che «non ce l’abbiamo con gli occupanti, ma con chi li guida: ho il sospetto che ci sia una regia perché, appena un complesso si libera (e prima che lo sappiano in Comune), arriva gente a prenderne possesso». Bisogna che i tetti fissati per gli arrivi «siano rispettati e non superati».
Mirella Bronzini aggiunge: «La vera accoglienza si fa in maniera decorosa, non in questo modo. Chiediamo che il numero esagerato di queste persone sia spalmato anche sui Comuni vicini». Con loro ci sono anche Diego Petrucci e Antonio Maffi.
Ma all’interno dei Frati Bigi, una donna parla un’altra lingua: «Perché il Comune dà ai macedoni le case popolari e a noi rom niente?». Un capannello di abitanti di via Redi assiste alla scena: qualcuno si lamenta e protesta, altri sperano che la settimana prossima la riunione convocata da Consiglio territoriale di partecipazione porti soluzioni. E la Digos sorveglia.
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