Sicurezza
Spauracchio siccità, ordinanze in vista
Vecchiano, San Giuliano e Calci si preparano a limitare l’uso dell’acqua potabile. E anche il capoluogo ci sta pensando
PISA. Neanche a Pisa si esclude un’ordinanza per limitare il consumo dell’acqua, anche se qui lo stato dei bacini idrici è migliore che in altre zone della Toscana: tutto dipende da cosa deciderà il governatore Enrico Rossi. Ma a ogni livello (Comune, Provincia e Regione) resta l’invito a non sprecare.
La situazione. Lo stesso Rossi, che lunedì ha decretato lo stato di emergenza per la siccità, sta valutando se emettere un’ordinanza valida per tutti, qualora i sindaci delle aree più a rischio non provvedessero autonomamente. L’assessore all’ambiente di Pisa, Federico Eligi, prevede che in quel caso anche il nostro Comune si adeguerà: «Ma è meglio non arrivare a quel punto. Faccio un appello a tutti affinché l’acqua sia usata con parsimonia». Anche perché, secondo l’assessore provinciale all’ambiente Valter Picchi, «la pioggia di questi giorni è pochissima e ritarda solo di qualche giorno il problema dell’irrigazione dei campi, ma non serve a riempiere le falde». Pertanto, in attesa dell’incontro della settimana prossima a Firenze con tutte le istituzioni competenti, insiste: «Intanto si può lavorare sul risparmio».
Le ipotesi di ordinanza. Le misure che potrebbero essere prese sono varie: dai classici divieti di annaffiare i prati ornamentali o di lavare le automobili, fino alla sospensione dell’erogazione notturna o addirittura il razionamento diurno dell’acquedotto. Ci sarebbero dei margini per i sindaci, in base alla gravità della situazione territorio per territorio.
Le misure locali già pronte. I sindaci Giancarlo Lunardi (Vecchiano), Paolo Panattoni (San Giuliano) e Bruno Possenti (Calci) sono pronti a emanare precise ordinanze tese a limitare l’acqua potabile. Si tradurranno soprattutto in appelli alla popolazione perché il prezioso liquido sia usato solo se strettamente necessario. Con la pioggia di questi giorni neppure si sono mossi i torrenti che scendono a valle: gli Zambra e Vallino, oltre l’Aldio (il canale macinante al tempo dei mulini) sono praticamente cancellati dalla secca vegetazione. Il sottobosco è ridotto ad una immensa sterpaglia di rovi, i pini evidenziano sofferenza, i castagni stentano a svegliarsi dal letargo invernale. Per non parlare degli ulivi che perdono foglie e fanno temere seriamente per il raccolto. Quello che più preoccupa è la condizione in cui sono ridotte le poche sorgenti naturali con le risorse idriche ridotte ai minimi storici. «La neve di febbraio – annota Michele Bonanni, che dei monti pisani conosce tanti segreti – anziché alimentare i corsi d’acqua, ha prodotto un effetto molto trascurabile. Infatti, la candida coltre ha ricoperto più la pianura che non le zone collinare e montane».
Il pericolo incendi. Ed è emergenza su tutti i fronti: non si possono accendere fuochi. È proibito perfino ardere residuati di potature: ci si deve attenere a un rigido orario e col vincolo dell’assenza completa di vento. Si temono gli incendi e ne sono già divampati due nei giorni scorsi: a San Martino, sopra Tre Colli, e vicino al Monte Serra, in territorio butese. Invece sono monitorati costantemente il monte e il piano. È attiva 24 ore su 24 la postazione centrale della protezione civile, installata in Vallegraziosa; sono allertati uomini e mezzi del corpo forestale dello Stato; in preallarme le squadre dei volontari di San Giuliano, Calci, Vicopisano e Buti.
Le proposte dei Consorzi di bonifica. L’Urbat, unione regionale dei consorzi, chiede di privilegiare l’uso delle acque reflue per le attività che lo consentono, come l’irrigazione dei campi o il lavaggio di strade. E di recuperare e riconvertire le migliaia di piccoli invasi collinari abbandonati: potrebbero essere utilizzati per trattenere le acque piovane, a scopo di riserva.
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