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Leopolda, il bando deve essere ritirato

Leopolda, il bando deve essere ritirato

Rifondazione Comunista ha da subito contestato l’impostazione del bando per la Leopolda chiedendo che la giunta tornasse sui propri passi. A due settimane dalla scadenza del nuovo bando – uscito dopo...

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Rifondazione Comunista ha da subito contestato l’impostazione del bando per la Leopolda chiedendo che la giunta tornasse sui propri passi. A due settimane dalla scadenza del nuovo bando – uscito dopo che il primo è stato frettolosamente pubblicato, per poi essere ritirato e rimaneggiato – chiediamo che anche questo venga ritirato e radicalmente ripensato in un confronto pubblico con tutto il mondo associativo cittadino. Tale confronto, misura di democrazia reale, finora è mancato del tutto.

In gioco c’è molto più che la gestione di uno spazio, sia pure il più importante tra quelli del Comune di Pisa. Col bando per la Leopolda la giunta prova a ridisegnare in maniera complessiva il proprio rapporto con l’associazionismo, intervenendo pesantemente sulle finalità e sulle modalità di azione delle associazioni.

Il risultato è la sovversione di tre principi fondamentali che, in una società democratica, garantiscono un rapporto sano tra istituzioni e società civile organizzata: non discriminazione, indipendenza, rispetto della natura non commerciale delle associazioni.

L’obbligo di avere la sede nel territorio comunale e di non avere “pendenze di occupazioni” costituiscono requisiti irragionevoli e discriminatori di accesso alla selezione e, come tali, di dubbia costituzionalità. L’amministrazione rivendica questa scelta in nome della legalità. Ma scrivere le regole del gioco in maniera da determinare il risultato, o evitare un esito sgradito, è tutto l’opposto della legalità. L’intera procedura di evidenza pubblica, invocata per garantire equità e trasparenza, finisce per coprire l’arbitrio di una volontà politica escludente. In più si fomenta un clima di competizione tra associazioni che, nella loro diversità, meritano tutte riconoscimento per il contributo che danno alla città.

La creazione di un Comitato istituzionale per monitorare le attività costituisce un precedente inquietante di ingerenza nell’autonomia delle organizzazioni della società civile, la cui funzione in democrazia è anche quella di controllare il potere. Qui invece il potere vuole controllare chi dovrebbe controllarlo. Ma le pressioni maggiori passeranno attraverso il sistema dei costi e dei finanziamenti comunali. Il futuro gestore della Leopolda dovrà pagare non meno di 170.000 euro l’anno, tra canone, utenze, alcuni stipendi, manutenzione ordinaria e straordinaria. Il nuovo bando prevede un contributo comunale di 55.000 euro, riservato in teoria a finanziare le attività, ma solo per i restanti mesi del 2012. Il rischio che si configuri una dipendenza finanziaria delle associazioni dalla giunta è concreto: dipendenza sempre deleteria, ma ancor più inaccettabile a ridosso delle elezioni comunali.

Infine, i costi elevati di gestione si accompagnano alla possibilità per le associazioni di svolgere attività commerciali. Dietro le necessità economiche, la giunta spinge a monetizzare delle attività che, per vocazione, sono e devono restare senza fine di lucro.

. Coordinatore di Rifondazione Comunista

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