Il Tirreno

Pisa

Cinghiali vicino alle case spinti dalla grande sete

di Pierluigi Ara
Cinghiali vicino alle case spinti dalla grande sete

Protestano gli agricoltori che hanno subito ingenti danni a semine e piantagioni Gli animali sono un pericolo: una donna aggredita mentre guidava l’auto

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CALCI. Cinghiali ormai in paese. Nicosia, Certosa, Rezzano, Cappetta ma anche Tre Colli ed altre località stanno diventando habitat quasi naturale degli ungulati. Spinti dalla fame e dalla sete a causa del lungo periodo di siccità, lasciano le alture e scendono a valle. Sul loro cammino provocano grossi danni.

«Fa sempre impressione imbattersi in un branco di cinghiali nel bel mezzo di una strada di paese - racconta Roberto Consani -. A me è capitato l’altro pomeriggio in via Del Chiasso, la comunale che da Rezzano conduce a Montemagno dove abito. C’era una cinghialessa con sei cuccioli, tutti striati, al seguito. Hanno preso la direzione di San Lorenzo, evidentemente alla ricerca dell’acqua, che hanno trovato nel vicino torrente Zambra».

Egidio Zucchini commenta: «C’è l’invasione anche nelle zone abitate. A me è successo di vederne più volte proprio al cancello laterale della Certosa. Non temono l’uomo e sono determinati nella ricerca del cibo e dell’acqua».

Non proprio graditi da tutti gli avvistamenti e gli avvicinamenti. Una donna, alla guida del suo fuoristrada, lungo un sentiero allargato, ha investito due cinghiali che uscivano dal bosco. Stando a quanto riferito, è stata attaccata e caricata. Ha avuto la carrozzeria danneggiata e ha provato una grande paura. Proprio all’ombra della Verruca le situazioni più difficili. Romano Scarpellini fa sapere: «Non si erano mai visti tanti animali vicini alle case. Sono affamati e assetati. Ad alta quota non c’è più da mangiare e da bere. È tutto secco. L’eccezionale siccità, dovuta al fatto che non piove da mesi, si è aggiunta al flagello degli incendi che hanno ridotto in cenere vaste superfici l’estate scorsa. Ecco spiegata la fuga dai rifugi abituali. Scendono a valanga provocando guai seri».

I terreni di Claudio Bernardini sono stati devastati per l’ennesima volta. Semine e piantagioni praticamente azzerate dagli sgraditi ospiti. Olivicoltori storici come Benedetto Gatti hanno pensato di difendere le proprietà con adeguati sbarramenti. Stelio Adami si dice disperato. «A Santa Lucia – denuncia – non c’è più un pollone di olivo, le piante più giovani sparite perché divorate, il terreno intorno scavato e scassinato. Uguale trattamento è toccato al fondo della mia confinante Luciana Pierini. Abbattute recinzioni, sbriciolati i muretti a secco, quest’ultimi retaggio secolare dell’attività agro-pastorale. Un disastro».

Alcuni hanno chiesto alla Provincia, ente competente per eventuali rimborsi, purtroppo non saranno elargiti denari. I tempi sono quelli che sono. Non c’è un euro in cassa. Enrico Conti, un esperto anche per il lavoro che esplica a difesa dell’ambienta naturale e del monte conferma: «I cinghiali rappresentano un problema. Quasi impossibile poterli contenere».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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