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Pisa

Minacciato dopo la denuncia

Minacciato dopo la denuncia

Giovane pisano segnala un tentativo di furto ai carabinieri, ma i presunti responsabili lo intimoriscono

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PISA. Dopo aver riconosciuto e denunciato i presunti autori di un tentato furto con scasso, questi ultimi lo cercano e lo intimoriscono. E oggi «mi sento in pericolo solo per aver fatto il mio dovere di cittadino: non denuncerò più».

È lo sfogo di un pisano che ha trascorso una brutta avventura durante la notte tra giovedì e ieri: ne conosciamo l’identità, ma non la riveliamo per evitargli ulteriori problemi. Tutto comincia alle 4,40 del mattino: in via Crispi, angolo via Manzoni si sente un rumore molto forte. Il cittadino si avvicina alla finestra e «vedo una fioriera in frantumi a terra e due persone che commentano, con atteggiamento di burla, che “l’altra cosa non si è rotta”. Si riferiscono alla vetrina del bar Mirella che hanno provato a sfondare, senza riuscirci».

I due si accorgono di essere osservati e scappano. L’uomo chiama due volte i carabinieri: la prima mentre è ancora a casa, la seconda quando scende in strada e si accorge che il vaso è dell’Hotel Astor e che la vetrina ha retto il colpo: «Dentro ci sono solo uova di Pasqua. Volevano rubare il cioccolato?». In attesa dell’arrivo della pattuglia delle forze dell’ordine, l’uomo passeggia nella zona e trova anche «un’auto vandalizzata con lo specchietto rotto a calci». Continuando la “passeggiata”, vede due persone in piazza Sant’Antonio e riconosce che sono le stesse scappate via prima. Parte la terza telefonata ai carabinieri che raggiungono la piazza: lì ci sono tre stranieri (due albanesi e un rumeno) che sono “invitati” a salire sull’auto di servizio per un controllo.

I carabinieri raggiungono l’autore della segnalazione e gli chiedono conferma sull’identità dei tre fermati: l’uomo riconosce i due presunti autori del furto, ma è perplesso sulle modalità di identificazione. «Temevo che avrebbero potuto ricordarsi di me. Ma sono stato rassicurato sul fatto che, essendo i tre ubriachi, non avrei corso pericoli». A questo punto la scena si sposta nel Comando dell’Arma, per la stesura del verbale.

L’uomo continua il suo racconto: «Lì c’è solo una camera di sicurezza, quindi due dei tre fermati erano liberi di circolare nel cortile. Mi sono ritrovato davanti a uno di questi per caso». La sensazione di pericolo diventa più forte. Ormai è giorno. L’autore della denuncia è tornato da qualche ora nella zona del tentato furto e si ferma a chiacchierare con l’albergatore dell’Astor: «Alle 9,14 arrivano i tre fermati della notte prima. Uno di questi si mette di fronte a me, a pochissimi centimetri dal mio naso, e urla “Buongiorno” senza aggiungere altro. Solo più tardi ho capito perché non mi hanno picchiato: gli altri due hanno cercato di convincere l’albergatore che “il carabiniere si sbaglia su di noi”. In pratica mi hanno scambiato per uno dell’Arma e non hanno voluto rischiare».

Ma quanto tempo basterà a chiarire che così non è? L’uomo torna in caserma, dove gli spiegano che non ha subito minacce esplicite, pertanto il soggetto che si è avvicinato a lui non è passibile di querela. La spiegazione è tecnicamente ineccepibile, ma l’uomo continua ad aver paura: «E se un domani mi dovesse accadere qualcosa? Fa ancora più rabbia sapere che tutto nasce per rubare qualche uovo di Pasqua». (g.g.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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