Sicurezza
In arrivo cinquanta alloggi popolari
Le case saranno consegnate entro metà maggio dopo i lavori di ristrutturazione per renderle abitabili
PISA. Venti case popolari saranno consegnate subito dopo Pasqua e altre trenta entro metà maggio: con le risorse disponibili il Comune è riuscito a finanziare gli appalti per la messa a norma di una cinquantina di dimore in totale; e, man mano che i lavori terminano, le famiglie potranno accedere. Per completare la ristrutturazione di tutto il patrimonio comunale servirebbero risorse straordinarie che non si riescono a reperire.
Secondo Apes, l’Azienda pisana di edilizia sociale, sono circa 80 gli alloggi in città su cui è necessario intervenire prima di procedere a nuove assegnazioni, mentre per Unione Inquilini il conto sale a circa 120.
La differenza è dovuta probabilmente a quanto è aggiornato il dato: infatti, tra decessi e perdita di requisiti, si libera una decina di nuovi appartamenti al mese. In ogni caso, l’assessore alla casa, Ylenia Zambito, ricorda che si spendono in media 12mila euro per ogni abitazione disponibile: «Alcune risalgono agli anni Cinquanta e come minimo bisogna rifare i bagni e mettere in sicurezza gli impianti di luce e acqua». Con i canoni delle altre dimore e con l’alienazione del patrimonio non si riesce ad autofinanziare l’operazione. Ma, se ci si attiene ai numeri “ufficiali” di Apes, al termine di maggio, saranno solo una trentina gli appartamenti da rimettere a norma. C’è un altro dato importante, secondo l’assessore: «Stiamo attenti a evitare il diritto di subentro per i parenti furbetti che prendono la residenza solo per avere la casa del nonno».
La polizia municipale va a controllare che i potenziali eredi abitino davvero negli immobili popolari e, dopo la morte dell’assegnatario, non è riconosciuto loro alcun titolo se sono passati meno di un anno per i figli e due per i nipoti.
Intanto Giorgio Malacarne, coordinatore comunale dei Comunisti, propone di assegnare le case anche se non sono pronte: «Assegnare non significa consegnare, ma solo riconoscere un diritto a chi è in graduatoria, altrimenti questi potrebbe ricorrere e i soldi pubblici sarebbero spesi non per ristrutturare ma per le cause legali».
Il partito chiede che Apes consegni l’elenco di tutte le dimore vuote alla data del 31 marzo e che «il sindaco provveda a rimuovere gli ostacoli». Zambito non ritiene praticabile la via suggerita, in base all’interpretazione della legge regionale 96/1996. Ma Malacarne insiste: «Lo hanno fatto a Cascina e la precedente giunta Fontanelli». Di quest’ultima era assessore alla casa Salvatore Montano, sempre del Pdci (allora in maggioranza), che polemizza: «Ma l’emergenza abitativa esiste o no in questo Comune?».
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