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Il Narciso depresso e insoddisfatto

Gli studiosi tracciano il profilo di questa figura nel mondo di oggi

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PISA. «Stiamo costruendo una società popolata di persone sole perché private sin dall'infanzia, della capacità di rapportarsi con gli altri. Persone che nel tempo sviluppano comportamenti indicativi di patologie psichiatriche». È questo il dato allarmistico emerso durante il convegno su "Il disturbo narcisistico" indetto dal Gestalt Institute for Therapy (Gift) che ha portato a Pisa i massimi esperti del settore con l'intento di delineare il confine tra normalità e patologia.

«La nostra cultura - dice la psichiatra, Antonella Ciaramella - è strutturata sul bisogno di successo, di visibilità, in cui l'immagine e l'apparenza rappresentano i valori più importanti. Il bisogno di piacere e di farsi amare non è mai soddisfatto e cosi come Narciso gli esseri umani dell'era contemporanea sono insensibili e diprezzano chi li ricambia in ammirazione ed amore in quanto mai appagati . A livello culturale - prosegue ancora la psichiatra - il Narciso può essere inteso come una "perdita di valori umani", viene a mancare l'interesse per l'ambiente, per la qualità della vita, per i propri simili. La cultura del narcisismo lascia gli individui, a livello profondo, con un senso di vuoto, incertezza, insoddisfazione cronica, latente depressione».

Un'analisi comportamentale a tutto campo, quella svolta nel corso dei lavori, dalla quale emergono una serie di quesiti a dir poco preoccupanti. Ha ancora senso dunque parlare di disturbo narcisistico?

Questo quadro clinico è ormai diluito in una normalità che ha incorporato i modi narcisistici di essere nel mondo? E se i paradigmi del quadro clinico, come quelli della società, sembrano essere reciprocamente mutati, come si è modificato il relativo fare terapeutico? In breve, fatta la diagnosi, qual è la cura? Ad oggi, coloro che vengono poi classificati quali "narcisi" sono soggetti che generalmente si rivolgono ad uno psicoterapeuta per la profonda sofferenza individuale che non è mai apparente. La progressiva evanescenza dei contatti reali e dei valori sociali condivisi, la riduzione della capacità empatica di mettersi "nei panni dell'altro" hanno creato in loro turbe comportamentali che nel tempo divengono insopportabili.

«Certamente il disgregarsi del concetto famiglia - dice lo psicologo Antonio Puleggio, autore del celebre "identità di sabbia disturbi evolutivi nell'epoca del narcisi" - ha influito sul diffondersi di questa patologia. Per molteplici cause, oggi si dedica poco tempo alla crescita interiore del bambino, impegnato invece in attività competitive che segneranno il suo percorso di vita".

In questo modo, "piccoli narcisi" crescono, si è detto durante il convegno, andando così ad infoltire quelle schiere di persone che contribuiranno ad accentuare la crisi dei modelli etici e dei valori indispensabili invece di recuperare il senso della relazione e di quell'affettività oggi a rischio estinzione.

Doady Giugliano

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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