Sicurezza
Tra gli amici, il vino e i racconti inediti
Parlano gli scrittori Bigongiali e Riccarelli di quando arrivavano a Pisa Massimo Cacciari e Inge Feltrinelli
PISA. «Vorrei ricordarlo come quando ci vedevamo, fumavamo una sigaretta, si beveva un bicchiere di vino e ammiravamo la campagna». Sono le prime parole che lo scrittore pisano Athos Bigongiali pronuncia pensando all’amico che non c’è più: Antonio Tabucchi che si è spento ieri mattina a Lisbona. «Nonostante Antonio avesse poi deciso di, come dire, espatriare, era rimasto molto legato a Vecchiano e ai suoi amici», afferma Athos Bigongiali aggiungendo: «Il successo non lo aveva cambiato, lui era un cittadino del mondo».
Tabucchi si era laureato in Lettere all’università di Pisa e poi aveva seguito un corso alla Sorbona di Parigi dove «incontrò i libri di Pessoa - ricorda Bigongiali con una espressione letteraria - e da qui poi raggiunse il Portogallo dove trovò moglie e, giovanissimo, divenne direttore dell’Istituto italiano di cultura italiana di Lisbona».
Sono anni in cui, Tabucchi si divide fra Lisbona e Vecchiano. Proprio nel suo paese natale aveva le sue radici a cui non voleva rinunciare. E dove incontrava gli amici Fausto Guccinelli e Athos Bigongiali. Tre amici cui nel tempo si aggiungono altri dando vita a quella che sarà chiamata “La scuola di Avane”. «Di questo gruppo di amici - ricorda ancora Bigongiali - facevano parte anche il giornalista Marco Barabotti, gli scrittori Ugo Riccarelli che arrivò a Pisa e Claudio Di Scalzo, un professore vecchianese che ora vive a Sondrio. Tabucchi invitava personaggi di primo piano e giunsero a Vecchiano l’intellettuale Massimo Cacciari, lo scrittore Daniele Del Giudice, il filosofo Remo Bodei, il professore Remo Ceserani e, diverse volte, la stessa Inge Feltrinelli. Ci vedevamo anche un paio di volte la settimana, andavamo spesso a cena all’Oliveta. Si parlava tanto di politica, di letteratura e di cinema».
«Erano serate straordinarie - ricorda lo scrittore Ugo Riccarelli - conviviali e di buona cucina, ma capitava che Tabucchi leggesse racconti inediti. Ci ha regalato tanto. Oltre che un amico, per me è stato un padre e un maestro. Prima ero stato un suo lettore e quando l’ho conosciuto mi ha permesso di condividere l’amicizia. Dopo che divenne il grande scrittore con la pubblicazione di “Sostiene Pereira” arrivava dai posti più lontani per portarci i suoi racconti e io, ascoltando, ho appreso molto. A volte mi chiamava a casa sua e mi leggeva quanto aveva scritto. Racconti indediti di cui alcuni non sono stati pubblicati perché lui era molto severo con se stesso, con ciò che scriveva e questa è stata una grande lezione».
A Ugo Riccarelli domandiamo se nei cassetti di Tabucchi ci siano, appunto, racconti non pubblicati. «Non lo so - è la risposta -. Scriveva anche interventi per riviste e quotidiani che poi decideva di non pubblicare. Non era scontato che ciò che scrivesse doveva andare in stampa. A lui piaceva leggere quanto scriveva, era una sorta di ascesi e io ero un terzo occhio». Gli anni in cui “La scuola di Avane” visse i suoi anni migliori furono fra il 1995 e il 2000. «Certamente Tabucchi era uno scrittore di levatura internazionale - racconta Athos Bigongiali - ma nella sua letteratura ci sono riferimenti ai suoi posti. Il primo libro, Piazza d’Italia, è ambientato a Vecchiano e nel libro “L’angelo nero” c’è un racconto che inizia e termina sulla Torre di Pisa anche se non viene citata».
Altri servizi alle pagine 42-43
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