Il Tirreno

Pisa

Farmaceutica, sinergie per uscire dalla crisi

di GIanluca Campanella

Le aziende toscane riunite a Pisa: il settore soffre, dobbiamo fare sistema Chiesta flessibilità alle maestranze per far fronte a eventuali picchi produttivi

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PISA. Fare sistema o non usciremo mai dalla crisi: è questo l’imperativo che aleggia nel lungo rapporto del “Distretto toscano Scienze della vita”. Tls, Toscana Life Sciences (l’equivalente nome in inglese), è un organo di indirizzo promosso dalla Regione che per la prima volta mette insieme i tre atenei toscani (Pisa, Firenze e Siena), gli istituti di ricerca e le imprese di farmaceutica, biotech, dispositivi medici e ict (informazione e comunicazione).

Al documento finale, i cui dettagli sono stati definiti nei giorni scorsi durante una riunione svolta in città, hanno contribuito il docente universitario Marco Macchia e l’amministratore delegato di Farmigea, Mario Federighi.

Il rapporto ha il compito di rispondere a una domanda precisa posta dal governatore della Regione, Enrico Rossi: come si dovranno ripartire i finanziamenti, anche sovranazionali, per dare un reale supporto alle aziende? Tls non indica (ancora) i criteri di distribuzione numerica, ma elabora strategie che si riassumono, appunto, in uno slogan: tutti devono fare la propria parte.

Per capire cosa significa, il caso della stessa Farmigea è esemplare: attiva a Pisa dal 1946, rappresenta la seconda realtà italiana del settore oftalmologico e dal 2009 ha messo ogni voce di costo sotto stretto controllo, riuscendo a mantenere tutti gli oltre 200 suoi dipendenti. Farmigea innova (con ricerca e brevetti) e diversifica (ha di recente acquisito Tomar, società di chirurgia strumentale); eppure risente delle difficoltà economiche comuni a tutto il settore: basti pensare che la farmaceutica in Italia è cresciuta del 6,8% negli ultimi tre anni, ma ha perso l’11% della forza lavoro. Come si spiega? Con la stretta del credito e gli utili bassissimi.

Allora il rapporto Tls suggerisce l’internazionalizzazione delle vendite come via maestra: le commesse ci sono, ma provengono dall’estero dove la competizione è altissima e dove anche un giorno in più nei tempi di consegna può fare la differenza. Per evitare che la tenuta occupazionale sia messa a rischio, è necessaria una maggiore flessibilità delle maestranze: se in un mese ci sono tre commesse e in quello dopo nessuna, è meglio lavorare anche il sabato nel primo periodo e “recuperare” in quello successivo.

Invece non si possono utilizzare lavoratori interinali, perché il settore richiede personale con una lunga e costosa formazione.

Quanto al distretto, sono 64 le imprese che finora hanno aderito. La rete fra industria, università e politica si propone di pianificare la formazione, favorire la nascita di spin-off e attrarre investimenti dall’estero.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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