Il Tirreno

Pisa

Si cerca la verità anche fra gli amici

di Candida Virgone

Al setaccio i rapporti che Roberta e il marito avevano con le persone che frequentavano nella speranza di un indizio

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PISA. Si indaga sulle attività di Antonio Logli, sul suo incarico a Geste, sui suoi amici, su quelli della moglie, Roberta Ragusa, scomparsa ormai da ben settanta giorni. Si indaga sui contesti che la coppia frequentava, sui conoscenti, sui contatti di lavoro che può aver avuto la mamma che manca da casa, a Gello di San Giuliano, da metà gennaio, sulle persone che può aver conosciuto. Intanto, da più di due mesi, due ragazzini - Daniele, 15 anni, e Alessia, 10 - aspettano il suo ritorno o almeno di avere qualche notizia di lei.

L’attenzione si concentra quindi, lo ribadiamo ancora una volta, sul lavoro di Antonio come elettricista in una società partecipata del Comune di San Giuliano, dalla quale risulta in aspettativa fin dalla scomparsa della moglie. Si concentra sul furgone aziendale che usava per il suo lavoro e che aveva in uso quasi personale, sugli accessi dell’uomo a varie strutture e servizi del territorio con cui aveva contatti per il suo mestiere. E chiaramente si allarga anche nei contesti in cui la vita della famiglia spaziava, a caccia di un indizio che possa dare una spiegazione a questa sparizione misteriosa.

Purtroppo l’ipotesi che appare accantonata, come ogni logica detterebbe in assenza di un minimo supporto concreto che porti in questa direzione, e cioè quella della scomparsa volontaria, per dirla tutta, forse ha fatto perdere all’inizio di questa storia del tempo prezioso. Ma gli stessi familiari, increduli di fronte ai vari misteri in cui appare avvolta questa sparizione, inizialmente hanno pensato ad una fuga, una precisa volontà di sparire, portando gli inquirenti su questa pista. In tal senso si è espresso, anche durante la fiaccolata organizzata a Gello mercoledì scorso, nel giorno del 45º compleanno di Roberta Ragusa, suo suocero, Valdemaro Logli. «Sono convinto che Roberta sia andata via - ha ribadito - altrimenti non sarei qui». E in un’altra intervista, a pochi giorni dalla scomparsa, aveva detto che di questo era convinta anche una vecchia zia, la sorella della madre, che vive a Pisa e che ha 94 anni. «Alla zia - aveva detto Valdemaro - Roberta aveva confessato di voler andar via». C’è da chiedersi poi perché mai questa mamma, che non si è confidata neanche coi il largo stuolo di cugine che ha, a Pisa e a Roma, abbia potuto pensare di far preoccupare una povera vecchia, accennando agli altri parenti solo qualcosa di tanto in tanto a mezza bocca sui momenti difficili che stava passando. Purtroppo se è comprensibile che su una vicenda così complessa si mantenga il dovuto riserbo (legittimo di fronte a due minori incolpevoli e impietosamente esposti, nonostante tutto e malgrado loro, ad una vetrina che mette in piazza tutti i fatti di casa loro), si capisce meno la rapsodica negazione della linea razionale che può seguire un’inchiesta, tacendo spesso elementi che subito dopo vengono confermati, quando appaiono chiaramente e sono sotto gli occhi di tutti.

L’attenzione mediatica è spietata e può non essere condivisa, ma questa storia, come tante altre, ha un seguito perché tocca il cuore della gente, e tocca il cuore della gente perché, al centro di un dibattito giustamente interessato e interassante, vede la famiglia, i suoi valori, i suoi miti crollati o da difendere, i suoi ancestrali tabù.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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