La manifestazione
I ricercatori bocciano il sondaggio sulle lauree
Il ministero lancia una consultazione sul valore legale dei titoli di studio La Rete29aprile insorge: domande tendenziose, l’esito è già deciso
PISA. I ricercatori universitari della Rete29aprile danno battaglia per difendere il valore legale dei titoli di studio. E lo fanno attaccando il ministro Profumo e contestando le modalità della consultazione inaugurata sul sito web del dicastero.
«Ci uniamo - dicono - alle associazioni studentesche nel chiederne l’immediato ritiro alla luce della grave scorrettezza dell’operazione avviata, dimostrata dalla parzialità dei quesiti presenti nel sondaggio. La presenza di domande formulate in modo unidirezionale, tendenti a consentire di esprimere un voto valutabile solo se favorevole all’abolizione del valore legale, mira a produrre un risultato che dimostrerà facilmente quale che sia l’opinione dei partecipanti, che la maggioranza dei consultati si dichiara favorevole all’abolizione del valore legale della laurea. Chiunque partecipi, insomma, concorrerà a favorire un esito già chiaramente predeterminato dal modo in cui sono formulate le domande».
Tale esito - aggiungono - «si collega al disegno più generale con cui il governo prepara il percorso che porterà alla chiusura di numerosi atenei e a un inaccettabile classifica di quelli superstiti, con innalzamento delle tasse universitarie e penalizzazione del diritto allo studio di ampi strati della popolazione e di vaste aree geografiche del Paese».
Un esempio della parzialità del sondaggio, secondo la Rete29aprile, è il quesito 12: « Per quali finalità ritenete possa essere utile una differenziazione tra titoli di studio nominalmente equivalenti? a) Per selezionare i partecipanti ad un pubblico concorso ovvero all’esame di abilitazione per l’esercizio di una professione. b) Per attribuire punteggi differenti ai partecipanti ad un pubblico concorso ovvero all’esame di abilitazione per l’esercizio di una professione e ai dipendenti pubblici ai fini delle progressioni in carriera. c) Per altre finalità. Qual è la risposta utile per chi ritiene che non vada effettuata una “differenziazione tra titoli di studio nominalmente equivalenti?”. Come studiosi e cittadini stigmatizziamo, condanniamo e ci sentiamo insultati dall’operato del ministro, professor Profumo, che, avendo sempre evitato un dialogo con i ricercatori universitari, ora affida il confronto su un tema così importante ad un breve questionario online, il cui esito non possiamo che ritenere sin da ora inattendibile».
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