Sicurezza
Da domenica la città entra già nel 2013
Il 25 marzo segna l’inizio del nuovo anno secondo il calendario dell’antica repubblica. L’attesa del raggio di sole in Duomo
PISA. È stato il simbolo della gloria dell’antica repubblica marinara a resistere di più nel tempo. Stiamo parlando del calendario pisano, che la città ha mantenuto fino al 20 novembre 1749; in quella data, infatti, il Granduca di Toscana, Francesco I di Lorena, ordinò che il primo giorno del gennaio seguente avesse inizio l’anno 1750. Spariva così dopo oltre cinque secoli, con quell’atto ufficiale del Granduca, il calendario stile pisano che faceva iniziare l’anno il giorno dell’Annunciazione, esattamente nove mesi prima di Natale, il 25 marzo. Per essere certi di non sbagliare giorno per i festeggiamenti del nuovo anno, i pisani avevano costruito nella cattedrale una specie di “sveglia solare”, una finestrella tonda posta in alto nella navata centrale dalla quale, proprio il 25 marzo a mezzogiorno esatto, penetra un raggio di sole che va a cadere sempre nel solito punto: un uovo di marmo sopra una mensola posta sul pilastro accanto al pergamo di Giovanni Pisano, sul lato opposto della finestrella. Era il segno dell’inizio del nuovo anno.
I motivi. Ma perchè per i pisani l’anno iniziava il 25 marzo? Caduto l’impero romano e finite le invasioni barbariche, nel Medioevo nacquero le libere Repubbliche ed i liberi Comuni. Così molte città italiane elaborarono diverse unità di pesi e misure, coniarono monete proprie, istituirono proprie leggi e tasse e crearono anche propri calendari, tornando in molti casi a far coincidere l’inizio dell’anno con un evento o una festività primaverile (come nell’antica Roma). I pisani, almeno fin dall’X secolo, decisero di far coincidere l’inizio dell’anno con l’Annunciazione (e quindi l’incarnazione di Gesù), ossia 9 mesi prima del 25 dicembre. Si ottenne così l’Anno Pisano ab Incarnatione Domini (o Christi), in anticipo sul calendario comune. Il 25 marzo diventò il primo giorno del nuovo anno solare, che si sarebbe poi concluso il 24 marzo successivo. Il primo documento datato in stile pisano (abbreviato s.p.) risale al 985. Il calendario pisano restò in vigore per secoli anche nelle terre appartenenti alla Repubblica di Pisa: la costa tra Portovenere e Civitavecchia, Gorgona, Capraia, Elba, Pianosa, Corsica, Sardegna, Baleari, Gaeta, Reggio Calabria, Tropea, Lipari, Trapani, Mazara, Tunisia, Algeria, Egitto, Palestina, Siria, la città di Azov (nel Mare omonimo, sulla foce del fiume Don) e infine Costantinopoli.
Terzo Millennio. La tradizione del Capodanno pisano è tornata in grande stile solo nel 1999, quando la nostra città, proprio grazie al suo calendario, fu la prima ad entrare nel Terzo Millennio. E pensare che fino a metà degli anni Ottanta questa ricorrenza era stata praticamente dimenticata. Ci pensò Paolo Gianfaldoni, storico pisano doc, a riscoprire alcuni documenti dell’immediato dopoguerra in cui si parlava del calendario pisano e del raggio di sole che penetrava nella cattedrale. Ma la definitiva riscoperta porta la firma di Umberto Moschini, l’attuale presidente degli Amici del Gioco del Ponte. «Era il 1986 e il sottoscritto, allora luogotenente della Parte di Mezzogiorno, incontrò Francesco Capecchi che mi suggerì di fare qualcosa per ricordare nuovamente il Capodanno pisano. Ci mettemmo subito al lavoro riproponendo una cerimonia in Duomo. Per i primi sette anni fu una cerimonia della Parte di Mezzogiorno».
La svolta. Ma la svolta avvenne proprio in vista del nuovo millennio. Ancora Moschini racconta come: «Nel 1998, in previsione del fatto che nel 1999 Pisa, secondo il suo calendario, avrebbe celebrato il nuovo secolo nove mesi prima del resto del mondo, mi venne l’idea di affidare l’organizzazione al Comune di Pisa. L’allora sindaco Paolo Fontanelli accolse con entusiasmo l’invito e costituì un comitato che realizzò una serie di iniziative. Il clou si ebbe la sera del 24 marzo con i fuochi e la cerimonia di ricollocazione della lapide che riportava il decreto granducale che ordinava il termine del calendario pisano a Palazzo Pretorio. sotto la Torre dell’orologio. Quest’anno - conclude Moschini - le celebrazioni durano due giorni e coinvolgeranno l’intera città».
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