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Il nodo valutazioni fa discutere i docenti

Il nodo valutazioni fa discutere i docenti

PISA. "Valutare cosa? Valutare come? Valutare perchè?" Sono gli interrogativi diventati il titolo del convegno sulla ricerca universitaria e sul suo futuro, organizzato dalla Fondazione Area...

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PISA. "Valutare cosa? Valutare come? Valutare perchè?" Sono gli interrogativi diventati il titolo del convegno sulla ricerca universitaria e sul suo futuro, organizzato dalla Fondazione Area (Approaching Research Educational Activities), e tenuto ieri a Palazzo Blu. L'incontro ha cercato di fare il punto sulla "valutazione della qualità della ricerca", il metodo che introduce il criterio di merito per la ripartizione dei fondi agli atenei italiani e sancisce la fine dei contributi a "pioggia". Gli atenei italiani ora ricevono una quota annuale dal ministero detta ffo, fondo di finanziamento ordinario. Dal 2013 il ffo sarà proporzionale al punteggio di una graduatoria compilata dall'Anvur (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca). Tutto il personale didattico dovrà presentare un numero definito di "prodotti" della ricerca scelti fra i propri e pubblicati tra il 2004 e il 2010: articoli, libri e loro capitoli, traduzioni e commenti scientifici. Tutti i lavori riceveranno un doppio voto: prestigio della rivista di pubblicazione e numero di citazioni, oltre il giudizio anonimo rilasciato da alcuni esperti. Il professor Adriano Fabris, docente di filosofia morale all'Università di Pisa, ritiene «indispensabile la valutazione della ricerca» nell'area umanistica soprattutto per «evitare scorciatoie e quelle ricerche che non sono effettivamente valide e che poi gettano discredito sull'intera ricerca italiana».

Per Fabris, intervenuto nel "faccia a faccia tra uno scienziato e un filosofo" con Vincenzo Baroni della Scuola Normale Superiore, il bisogno della valutazione nasce "dal fatto che oggi è molto più facile pubblicare e dare visibilità ad una ricerca". «Oggi - dice il docente di filosofia morale - grazie ad internet e alle nuove tecnologie tutte le ricerche sono messe sullo stesso piano e perciò c'è bisogno di una valutazione». Ma se la valutazione è fondamentale per mettere “ordine" all'interno del sistema della ricerca universitaria, per Fabris, allo stesso tempo, «non è la panacea, non è ciò che risolve tutti i problemi», almeno per quanto riguarda l'area umanistica.

«Con questo sistema di valutazione - continua Fabris - si corre il rischio di appiattire, uniformare le modalità di ricerca delle discipline umanistiche con quelle scientifiche ma non è possibile continuare a fare come si è fatto fino ad oggi con il classico "tutto va bene". Continuare così significa perdere quella capacità di essere all'altezza della ricerca internazionale. Noi siamo all'altezza - conclude Fabris - ma con il "tutto va bene" non siamo in grado di farci valere».

Danilo Renzullo

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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