Il Tirreno

Pisa

Si indaga sul furgone e sulle auto Geste

di Candida Virgone
Si indaga sul furgone e sulle auto Geste

L’altro filone più importante riguarda le telefonate fatte tra Antonio e Sara la notte in cui Roberta è scomparsa

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PISA. Ora si indaga anche sul furgone che Antonio Logli usava come operaio di Geste e non si esclude che quanto prima scattino nuovi controlli approfonditi anche sull’intero parco macchine della partecipata del Comune di San Giuliano, specializzata nella gestione dei servizi territoriali.

Si indaga su ogni attimo di quella dannata notte, la stessa del naufragio della Concordia, quando Roberta Ragusa, una mamma di 45 anni sparita da più di due mesi da Gello, si è dissolta nel nulla (ed è improbabile che con temperature sottozero sia andata via spontaneamente con addosso una tutina rosa e delle scarpe da tennis).

Si indaga sulla possibilità di accesso ad altre strutture del territorio da parte dei protagonisti di questo mistero, che ha ribaltato la tranquillità di una sonnacchiosa e annoiata frazione di provincia dove non succede mai niente.

Si indaga sulle famose telefonate fra i due amanti, Antonio e la segretaria dell’autoscuola Futura, Sara Calzolaio, 28 anni, venti meno di lui, che potrebbero davvero cambiare il quadro del mistero, ma su cui gli inquirenti appaiono blindati, dopo le tante indiscrezioni uscite nell’ultima settimana, al punto da portare la difesa di Logli a minacciare esposti sulle troppe fughe di notizie.

Ieri in zona c’era solo una troupe televisiva, quella di Rai Tre, mentre l’ondata mediatica dei giorni scorsi si è affievolita in vista del week-end, che sarebbe stato foriero di poche notizie, soprattutto fresche, su un caso ormai abusato oltre misura dalle telecamere. Una pausa che ha dato certo ristoro non solo agli inquirenti, ma anche ai protagonisti, loro malgrado, di questa storia. Sicuramente ai due ragazzi di Roberta, Daniele, 15 anni, un ragazzino sveglio e attento, il primo a lanciare su facebook l’allarme per la scomparsa della mamma, e Alessia, 10 anni, più inconsolabile, se si può, del fratello maggiore.

Intanto non passa giorno che polizia, carabinieri e giornali non siano contattati da macabri mentecatti che telefonano avvertendo del ritrovamento di un corpo nei posti più disparati, fiumi, fossi, campi, mettendo tutti in allarme inutilmente.

Le indagini proseguono sempre a tutto campo, ma è chiaro che, dato il tempo trascorso, l’allontanamento volontario appare impossibile, un rapimento pure, un brutto incontro poco credibile perché senza riscontri obiettivi. Così i familiari sono finiti nel tritacarne del circo mediatico, cosa che sarebbe accaduta lo stesso, ma con contorni diversi, se non si fosse negato quello che tutti sapevano, l’esistenza di contrasti comuni a tante coppie e soprattutto la relazione annosa fra Antonio e Sara. Una relazione che i colleghi di lavoro di Antonio, come quello intervistato da noi qualche settimana fa, pensano sia iniziata massimo quattro anni fa. Le amiche di Sara invece la spostano più in là nel tempo, addirittura al 2005, data di ingresso nella ragazza a Logliopoli, il rettangolo di vita, affari, relazioni e affetti che il suocero di Roberta, Valdemaro, ha creato in via Dini, sede di case, autoscuola, ambulatori e capannoni affittati, una prigione dorata e troppo stretta per chi, come lei, si sentiva escluso. Un puzzle che per inquirenti, lettori e telespettatori si è delineato a poco a poco, fino a ricostruire una realtà molto diversa da quella che appariva.

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