Il dolore
«Roberta ha lottato tanto ed è molto più forte di Sara»
PISA. Lui, lei, l’altra. Una storia vecchia quanto il mondo. Due donne a confronto. La mamma bella, brava, senza ombre, ripiegata sui suoi cuccioli, l’amante giovane e insospettabile. Per tracciare...
PISA. Lui, lei, l’altra. Una storia vecchia quanto il mondo. Due donne a confronto. La mamma bella, brava, senza ombre, ripiegata sui suoi cuccioli, l’amante giovane e insospettabile. Per tracciare queste due figure in un giallo ancora senza soluzione ecco il parere della criminologa Cristina Galavotti, coordinatore didattico del master in criminologia sociale della facoltà di scienze politiche dell’università di Pisa.
- Dottoressa Galavotti, siamo di fronte al triangolo classico, abbastanza frequente...
Una situazione frequente ma anomala, perché l’uomo tende a scegliere un’amante, anche più giovane fuori, per non minare la famiglia. Qui invece si è coltivata all’interno una persona che in un certo senso è anche lei in trappola, inserita nel clan, una donna giovane che si insinua in un ruolo secondario, ma che poi si espande nel lavoro e nell’uomo di riferimento e perfino nei figli.
- Possibile che la signora Ragusa non si sia accorta di quanto accadeva intorno a lei?
O si fidava, o non voleva vedere, o ancora ci sono persone che sanno manipolare le circostanze molto più di quel che può apparire.
- Come può una ragazza giovane finire in una circostanza come questa?
È facile che accada in schemi relazionali chiusi, modelli paesani, retaggi culturali particolari: ad una milanese forse non succederebbe. In questo senso queste donne hanno delle cose in comune.
- Ma cosa può aspettarsi il compagno di una relazione clandestina in una situazione di questo genere?
Ci sono persone che attendono anni, perché magari hanno anche loro famiglia e figli. Una nubile vuole un futuro e qualcuno, come dimostra la libertà di questo marito che passava dei week-end per conto suo, glielo avrà prospettato.
- Che immagine si è fatta di Roberta?
Quella di una persona battagliera, ma infelice, situazione comune a tante donne giovani che si ritrovano a difendere a tutti i costi la propria famiglia.
- E l’altra?
Appare accomodata.
- Ma chi è più forte?
Mille volte Roberta, perché ha lottato sotto forti pressioni psicologiche e se ha perso è perché qualcuno l’ha prevaricata o perché la sua testa ha ceduto, ma la lunghezza del tempo passato da quando è sparita non conferma questo secondo punto.
- Che idea si è fatta?
Dal punto di criminologico troppo tempo senza una traccia indica purtroppo un esito infausto. La richiesta di un riscatto in caso di rapimento sarebbe avvenuta subito, un suicidio prevede un addio sicuramente ai figli, con una lettera a casa o consegnata a qualcuno di fiducia, solo per dire: non è colpa vostra.
- I Ris dovevano intervenire prima?
È passato troppo tempo e le contaminazioni da terzi su possibili scenari sono uno dei problemi più grossi. Ma non bisogna abbassare la guardia sulle ricerche.
(C.V.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google