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Pisa

«Sì, sono un emigrante che ha avuto fortuna»

«Sì, sono un emigrante che ha avuto fortuna»

Giancarlo Ducci, che ha 82 anni, ricorda quando lavorava al cinema Italia e vendeva frutta con il suo carretto. «Che nostalgia: a Marina si stava bene»

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PISA. «Come stavo bene a Marina». La voce di Giancarlo Ducci, 82 anni, arriva da molto lontano. Ma è nitida. Così come il suo accento ancora decisamente pisano. Ogni tanto, dentro la frase, infila qualche parola in portoghese. A Curitiba è quasi ora di pranzo. Accanto a Ducci c’è l’amico Pierotti. Era atteso anche il “prefeito” Luciano, che però è rimasto bloccato in ufficio a causa di uno sciopero che richiede la sua mediazione. Tutto il mondo è Paese.

«Luciano è registrato al Comune di Pisa come italiano, e così i figli», dice Giancarlo. Quando parla del figlio sindaco si sente che è molto orgoglioso. Tra l’altro, Luciano Ducci (che in autunno è atteso dalle elezioni amministrative) ha avuto l’onere e l’onore di sostituire Beto Richa (oggi governatore dello Stato del Paranà), un sindaco che ha avuto il più alto indice di gradimento di tutto il Brasile e anche riconoscimenti internazionali. «La città di Curitiba - dice Piero Pierotti - continua ad essere probabilmente la città in cui, in Brasile, un europeo vivrebbe più volentieri».

Giancarlo Ducci ripensa a Marina. «Sto bene anche qui in Brasile, ma Marina...». Ricordare il passato lo porta spontaneamente a fare un bilancio: «Siamo emigranti fortunati. Ci sono anche quelli che non hanno avuto la stessa fortuna. A noi è andata bene». Marina, per Ducci, è il carretto della frutta e il lavoro al cinema. «Sì, il cinema Italia. Ora non c’è più, c’è quel posto dove si va a ballare».

E’ ormai un po’ che Giancarlo Ducci non torna in Italia, a Pisa, dal 2005. «Sì, l’anno in cui è morto il Papa». Dice che gli piacerebbe molto fare un altro viaggio in Italia, ma che non gli è possibile. «Quando avevo la salute, dovevo lavorare. Ora che non devo più lavorare, mi devo riguardare». Riprende a parlare del figlio Luciano, inevitabilmente. «Lui riesce a venire in Italia quasi tutti gli anni. Gli piace molto Roma», che è la città nella quale ha studiato. «Non molto tempo fa è stato a Firenze - interviene Pierotti - per una serie di iniziative nelle quali si presentavano anche i campionati mondiali di calcio che si giocheranno in Brasile nel 2014: Curitiba è una delle dodici sedi che ospiteranno le partite».

I ricordi corrono. Giancarlo si appoggia all’amico Piero, al quale ha affidato tanti episodi. E Pierotti non si tira indietro: «Giancarlo per un periodo era confinato a fare il traghettatore, da solo, lungo il fiume Iraí, in mezzo alla foresta. Lì arrivavano settimanalmente acqua e viveri e lui viveva in una baracca proprio sul fiume. Nella foresta c’erano molti animali, alcuni dei quali pericolosi como l’onça (una specie di leopardo) e il serpente a sonagli. In questa zona c’è una grande città, sessant’anni di vita e 300mila abitanti, che si chiama Cascavel, crotalo appunto. Una sera, con il fiume in piena e la baracca che dondolava pericolosamente di qua e di là, arriva un ubriacone, conosciuto nella regione, che quando beveva diventava rissoso e anche pericoloso. Aveva bevuto e voleva attaccar briga. Giancarlo lo fece bere ancora parecchio e quando fu cotto ben bene, lo mise in una barca e lo spinse sul fiume. Quell’uomo riuscì comunque a salvarsi, perché lo rivide qualche tempo dopo». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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