Il dolore
La mensa sperimenta si paga in base al reddito
PISA. La “fasciazione” della mensa universitaria, cioè il pagamento del pasto in base al reddito dello studente, sarà una sperimentazione di otto mesi. Dopo le tante polemiche sollevate da alcune...
PISA. La “fasciazione” della mensa universitaria, cioè il pagamento del pasto in base al reddito dello studente, sarà una sperimentazione di otto mesi. Dopo le tante polemiche sollevate da alcune liste studentesche, Marco Moretti, presidente del Dsu Toscana (azienda regionale per il diritto allo studio), chiede di fare un po’ di chiarezza.
Ora il ticket è uguale per tutti e costa 3 euro. Dal primo aprile l’accesso resta gratis per i borsisti; si porta a 2,80 euro l’importo che dovranno pagare gli studenti con un Isee familiare non superiore a 36mila euro; si mantiene il ticket a 3 euro per chi è oltre quel limite, ma è sotto i 75mila; infine sale a 4 euro la tariffa del pasto per i redditi superiori. La misura, decisa a novembre scorso, è stata criticata perché «farebbe nascere una sorta di mensa dei poveri»: in pratica, i ricchi sarebbero disincentivati a usare la struttura a causa dell’aumento riservato solo a loro.
Moretti contesta con forza questa lettura e porta due dati a sostegno. In primo luogo, quando il prezzo unificato salì da 2,50 a 3 euro (era gennaio 2011) è successo il contrario: gli appartenenti a fasce di reddito basse sono diminuiti, mentre i “ricchi” sono aumentati, forse perché attirati da file meno lunghe; quindi un rincaro non dovrebbe scoraggiarli. Inoltre l’obiettivo è rendere la mensa «di tutti, non dei poveri: ricordate che a noi il pasto costa circa 6 euro»; pertanto la fasciazione è una forma di «equità sociale» che prova a recuperare un po’ di risorse.
Sullo sfondo, infatti, c’è la riduzione dei finanziamenti a disposizione dell’azienda: dal massimo storico del 2009, quando il bilancio poteva contare su 62,6 milioni (di cui 15 statali) si è passati al picco inferiore del 2012, con 52,1 milioni (di cui 7,4 provenienti da Roma). Ciononostante, rivendica Moretti, «la Toscana è la regione più virtuosa: non solo riusciamo a pagare il 100% di tutte le borse di studio, nel senso che tutti quelli che ne hanno diritto la ottengono, ma addirittura abbiamo incrementato tutte le voci dell’assegno». I vincitori hanno più denaro; in più, chi ha diritto anche all’alloggio ma non trova posto nelle residenze universitarie, riceve un contributo che è cresciuto da 1.540 a 1.860 euro.
Insomma, spiega il presidente, «cambia l’offerta del Dsu e monitoriamo mensilmente la situazione a mensa: se ci sarà una contrazione, l’anno prossimo il sistema sarà ripensato». Ma un punto va chiarito: «Abbiamo migliorato l’efficienza dei servizi e il costo maggiore lo sta pagando il personale», con il blocco delle assunzioni. Come dire: ridurre di 20 centesimi il pasto ai “poveri” e sentire anche critiche è «incomprensibile».
Gianluca Campanella
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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