Il Tirreno

Pisa

Un accordo territoriale tra medici di base

È il progetto a cui si sta lavorando per dare più risposte ai pazienti ed evitare le file al pronto soccorso

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PISA. «Le file d'attesa al pronto soccorso non si risolvono allargando l'orario degli ambulatori dei medici di famiglia, dodici ore al giorno, sabato compreso. Sono due percorsi differenti». E' il parere del presidente dell'Ordine provinciale dei Medici, chirurghi e odontoiatri. Giuseppe Figlini, in risposta alle critiche del Ministro della Salute.

«E' invece una questione che riguarda la cultura della salute - prosegue Figlini - Il cittadino, davanti a un problema reale o presunto, decide spesso di saltare la visita ambulatoriale, gli appuntamenti per le analisi o le visite specialistiche. Si presenta così al pronto soccorso, gli viene assegnato un codice "bianco", magari attende anche qualche ora, ma esce mediamente dall'ospedale con tutta una serie di risultati per ottenere i quali avrebbe dovuti attendere giorni, settimane o addirittura mesi e senza praticamente spese». Qualcuno tra l'altro ha detto, dati alla mano, che l'80% dei codici bianchi possono essere gestiti dal medico di base. E' solo teoria. La realtà è che se anche un solo cittadino per medico di base ogni giorno decidesse di seguire i regolamenti, azzererebbe i codici bianchi.

«L'anello debole - sostiene Figlini - sono le malattie croniche, oltre due terzi delle visite del medico di base. Ed è per questo che la Fimmg Toscana e la Regione hanno programmato il progetto Ast (Associazione funzionale territoriale). In pratica il raccordo operativo di un certo numero di medici di base, specialisti e infermieri che coordinino la salute di ampi bacini di popolazione. Una sede unica in città, più sedi nelle singole realtà periferiche. Rispetto a soli 30 anni fa anche la tutela della salute è destinata a cambiare volto, sul piano organizzativo, soprattutto alla luce di malattie che oggi si stanno dimostrando molto più vaste e delicate di quanto si poteva credere con le conoscenze d'allora. Croniche sono attualmente, fra altre, il diabete, lo scompenso cardiaco, la broncopneumopatia ostruttiva e l'ipertensione. I tumori, nella loro storia clinica, stanno sempre più cronicizzandosi».

«Entro l'anno pensiamo di poter dare il via a questo nuovo progetto assistenziale - conclude Figlini - almeno in una fase sperimentale per zone circoscritte. Sarà indispensabile disporre di tempo per informare ed orientare la popolazione, ma stiamo lavorando per il futuro. Occorreranno però idonei investimenti economici. In Italia c'è un infermiere per 40 medici, in Inghilterra due per ogni medico».

Gian Ugo Berti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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