Il Tirreno

Pisa

Leopolda, retromarcia sul bando un “giallo” con tante polemiche

di Gianluca Campanella
Leopolda, retromarcia sul bando un “giallo” con tante polemiche

Le opposizioni all’attacco della giunta: «Il testo sembra cucito su misura per gli attuali gestori» Nel mirino anche il limite per le aggregazioni di associazioni ammesse a partecipare

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PISA. Lunedì pomeriggio la giunta comunale ha ritirato il bando sull’assegnazione della Stazione Leopolda e oggi il Comune spiegherà dettagli e retroscena. Nel frattempo, ieri in conferenza stampa i consiglieri Sandro Modafferi (Sel), Filippo Bedini (Pdl) e Maurizio Bini (Rc) hanno spiegato la loro doppia contrarietà all’operazione: «Il testo sembra cucito su misura per confermare gli attuali inquilini, la “Casa della città Leopolda”. Ma se anche vincessero questi, la loro attività associativa sarebbe “uccisa” da quella commerciale a cui il bando li costringe per pagare le spese».

Il testo pubblicato venerdì scorso sull’Albo pretorio sarebbe stato frutto di una “fuga in avanti” degli uffici che lo hanno licenziato senza aspettare la delibera definitiva della giunta: nella revisione sparirebbe così il «canone concessorio stabilito in 8.409 euro mensili», ma resterebbero altre spese di manutenzione straordinaria e ordinaria che incidono per circa 55mila euro annui. E resterebbe per il concessionario la possibilità di «effettuare anche attività di tipo commerciale, purché compatibili con il profilo culturale e sociale del complesso immobiliare».

Al netto di questa operazione, resta, secondo i tre esponenti dell’opposizione, lo «sgarbo» nei confronti del consiglio comunale. Nella prima bozza del bando, l’aggregazione di associazioni ammessa a partecipare doveva essere composta da almeno 50 sigle; le minoranze avevano chiesto di ridurre a 10 quella soglia. Il bando pubblicato dice ora 40 sigle, ma non cambia nulla perché la “Casa della città Leopolda” è l’unico cartello di Pisa che supera sia le 40 che le 50 associazioni al suo interno.

Ancora, sul requisito di “legalità” richiesto: le associazioni non devono «avere pendenze di occupazioni senza titolo in immobili di proprietà del Comune di Pisa o di privati». Nulla in contrario per i tre consiglieri comunali, se questo fa da punto fermo per il futuro. Il ragionamento è sottile: in città si sono “macchiati” di quei precedenti la Casa della donna, l’Unione inquilini e Rebeldìa. Se il Comune scrive quella clausola ora, dicono i tre consiglieri, «solo per far vincere la Leopolda, deve avere il coraggio di inserirla sempre», anche nei bandi successivi: significherebbe che «non si vogliono far partecipare mai» alcuni soggetti. In lavorazione ci sono anche i bandi per l’area di via Andrea Pisano (che interessa proprio a Rebeldìa), per un capannone in via San Jacopo e per un giardino in via Abba.

Il bando ritirato aveva il 30 marzo come data di scadenza per presentare la domanda: ora è certo che i tempi si allungheranno. Ma non si può sforare molto, visto che a fine maggio scade l’ultima proroga concessa alla “Città Leopolda” (la scadenza naturale dell’assegnazione sarebbe stata giugno 2008).

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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