Il Tirreno

Pisa

Protesi al seno a San Rossore non c’è emergenza sanitaria

di Federico Lazzotti
Protesi al seno a San Rossore non c’è emergenza sanitaria

Operate due donne livornesi, ma sono diversi gli interventi che hanno fatto uso del materiale francese Già effettuati degli espianti, ma non sono stati riscontrati rischi per la salute

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PISA. Su altre due donne livornesi sarebbero state impiantate le protesi mammarie prodotte in Francia e commercializzate in Italia da una ditta fiorentina e incriminate nelle ultime settimane perché «facili alla rottura» e prodotte «con un silicone che avrebbe caratteristiche diverse da quello autorizzato».

I due nuovi casi arrivano a due giorni di distanza dall’ammissione da parte dell’Asl 6 di aver trovato una donna sulla quale alcuni anni fa è stata installata la cosiddetta Pip (la sigla sta per Poly Implant Prothese, ndr) nonostante questo tipo di impianto non risulti all’ufficio acquisti dell’azienda sanitaria. Questo è avvenuto in quanto le due donne livornesi sulle quali è stato impiantato il silicone incriminato, hanno effettuato l’intervento in momenti diversi e nella stessa clinica, quella di San Rossore. «Quel materiale – ammette un medico pisano – è stato utilizzato per anni ed era considerato un buon prodotto anche perché aveva la certificazione del Ministero della Sanità». Nella clinica di San Rossore sono stati eseguiti degli espianti e, alla situazione attuale, non c’è alcuna emergenza sanitaria né rischi per la salute.

Due anni fa lo stesso Ministero ha emesso una circolare nella quale disponeva «il divieto di utilizzo, con effetto immediato, delle protesi mammarie in silicone Pip, prodotte dalla azienda francese Poly Implant Prothese (P.I.P.) e commercializzate in Italia da G.F. Electromedics Srl con sede a Firenze. Allo stesso tempo, il Ministero ha disposto la quarantena di tutte le protesi mammarie PIP eventualmente disponibili e non ancora impiantate.

Il mese scorso è arrivato l’accordo Stato-Regioni per un protocollo valido su tutto il territorio nazionale per gli impianti al silicone finiti al centro dello scandalo internazionale. L’operazione di espianto costa 3.500 euro e sarà a carico delle Regioni, ma la decisione sulla rimozione affidata ai medici delle strutture pubbliche.

Ora per quello che riguarda l’Asl di Livorno c’è da capire come la protesi incriminata sia finita su una paziente.

Visto che almeno su altre due donne livornesi sono state impiantate le protesi Pip, ma durante interventi alla clinica di San Rossore, avrebbe potuto prendere corpo l’ipotesi di un collegamento tra questi casi. Un medico dell’Asl livornese potrebbe aver operato sia le pazienti a San Rossore, in regime di attività privata, che quella all’interno dell’Asl 6. E in amdedue le situazioni potrebbe aver usato le protesi prodotte oltralpe.

Ma l’ipotesi non risulta verosimile. Basta un veloce riscontro a dimostrare che nessuno dei chirurghi che nella clinica di San Rossore svolgono privatamente attività di ricostruzione della mammella (per motivi oncologici o estetici) risulta essere un medico che esercita presso l’Asl 6 di Livorno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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