Sicurezza
Federconsumatori: niente Iva sulla Tia chiedete i rimborsi
Il presidente onorario Perelli: abbiamo avuto ragione in alcune cause pilota, andiamo avanti su questa strada
PISA. Federconsumatori rilancia la battaglia per il rimborso dell’imposta sul valore aggiunto (Iva) versata con la tariffa d’igiene ambientale (Tia), questione che riguarda decine di migliaia di cittadini nella nostra provincia (comunque non nel Comune capoluogo dove vige ancora la Tarsu, la tassa sui rifiuti solidi urbani).
Le cause. «Nel corso del 2011 - spiega Paolo Perelli, presidente onorario di Federconsumatori Pisa - a Genova, Prato e Alessandria sono state promosse cause pilota davanti al giudice di pace, con tre vittorie significative a favore dei cittadini che hanno ottenuto il rimborso dell’Iva. Pertanto pensiamo sia opportuno andare avanti su questa linea, lavorando non solo per una soluzione politica, ma agendo anche sul territorio nel caso in cui maturino le condizioni anche attraverso l’avvio di altre cause pilota e di una class action nei confronti di grandi aziende».
La richiesta. Per la domanda di rimborso dell’Iva sono stati predisposti due stampati: uno per quanti si rivolgono alle sedi di Federconsumatori, l’altro per il cittadino che vuole fare direttamente richiesta dell’Iva pagata ma non dovuta. Per maggiori informazioni è possibile recarsi alla sede dell’associazione in via Palla a Corda 3 a Pisa (telefono 050 580688).
La Consulta. «Nei Comuni dov’è avvenuto il passaggio da Tarsu a Tia - spiega ancora Perelli - è stata applicata su quest’ultima l’Iva al 10%, sebbene la Corte Costituzionale nel luglio del 2009 abbia stabilito che la Tia, nonostante sia definita come tariffa d’igiene ambientale, è una tassa e non una tariffa, per cui sulla stessa non è applicabile l’imposta sul valore aggiunto».
I numeri. Secondo i dati forniti da Perelli, in Italia sono oltre sei milioni le famiglie (pari a circa 17 milioni di cittadini) residenti in ben 1.182 Comuni che hanno dovuto pagare per anni indebitamente l’Iva sulla Tia e oggi possono chiedere il rimborso.
«Facciamo un esempio - dice Perelli -: una famiglia che paga 250 euro all’anno ha diritto a vedersi restituire 25 euro, cifra che va moltiplicata per il numero di anni durante i quali è stata pagata la Tia».
Cosa fare. Se si vuole intraprendere la strada della richiesta di rimborso - consiglia Federconsumatori - prima di tutto bisogna controllare che nel proprio Comune sia stata adottata la Tia al posto della Tarsu. Se è così, occorre accertarsi di avere tutte le ricevute di pagamento, facendo attenzione al fatto che sia stata effettivamente addebitata l’Iva. Quindi è possibile chiedere aiuto a un’associazione di consumatori o presentare la pratica di restituzione da soli.
Il governo. «Per oltre due anni e mezzo - sottolinea ancora il presidente Perelli - abbiamo chiesto al governo, allora guidato da Berlusconi, di dare attuazione alla sentenza della Consulta. L’esecutivo ha tergiversato a lungo, poi ha tentato di scippare i rimborsi e ha cambiato nome alla Tia, trasformandola da tariffa d’igiene ambientale in tariffa integrata ambientale ed etichettandola come prestazione di servizio su cui è dovuta l’Iva. Ma la nuova Tia, la cosiddetta Tia2, non è applicabile in quanto manca il regolamento attuativo, pertanto rimane in vigore la vecchia con il regolamento del 1999. Infine, un decreto del dicembre scorso ha istituito Res, il nuovo tributo per il servizio di smaltimento dei rifiuti, su cui l’Iva dal primo gennaio del 2013 non sarà più dovuta».
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