Il Tirreno

Pisa

Se ne va Fidio e riaffiora La Scaletta

Settimana di malinconie, ricordi, misteriosi parcheggi e reti. Ci ha lasciati Fidio Bartalini (non ne ho potuto scrivere prima e mi dispiace). Pittore e operaio (e viceversa), ma di questo si è già...

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Settimana di malinconie, ricordi, misteriosi parcheggi e reti.

Ci ha lasciati Fidio Bartalini (non ne ho potuto scrivere prima e mi dispiace). Pittore e operaio (e viceversa), ma di questo si è già detto. Volevo solo aggiungere che, nella memoria di una generazione, speranzosa e squattrinata, Fidio fu anche anfitrione in un luogo speciale. Un locale che è parte della storia più recente e viva della nostra città: “La Scaletta” a Portanova. Un’osteria nata a metà Ottocento.

Dal 1942 fu appunto la famiglia Bartalini a gestirla. Prima Nilo (padre di Fidio) e poi, dopo il licenziamento per motivi politici, lui che ce la riconsegnerà arricchita da mille incontri. La trattoria divenne infatti, per almeno un trentennio, mèta di intellettuali ed artisti. Uno dei massimi critici d’arte del Novecento, Pierre Restany, la frequentò a lungo e con lui un altro pittore pisano che poi avrebbe avuto fama internazionale: Gianni Bertini. Negli anni degli studenti fu teatro di nottate interminabili piene di fumo e di discussioni, ma anche di canzoni. C’è chi ricorda che, tra quei giovani, ce n’era uno allampanato, coi baffetti che, molti anni dopo, avrebbe frequentato le stanze ovattate del più importante palazzo romano. Chissà se, senza la Scaletta, sarebbe mai successo.

Nel frattempo volevo segnalare alcune misteriose e silenti presenze notturne. Di chi sono le auto stabilmente parcheggiate di notte tra la Torre e l’Opera del Duomo? E quelle circondate da transenne che, pure di notte, stazionano nella parte appena ripavimentata di Piazza dei Cavalieri? Sarebbe interessante saperlo e non dovrebbe essere difficile.

La frase della settimana è dell’assessore Andrea Serfogli in merito agli interventi per catturare gli ambulanti abusivi, neanche fossero storni: «Io pensavo a una rete a maglia sciolta inglobata nelle siepi. Basterebbero una trentina di postazione per risolvere il problema». Ecco, mi chiedo, come si fa a pensare una cosa del genere? Ma, soprattutto, come si fa a dirla al maggior quotidiano italiano senza accorgersene e senza pensare che pensino che abbiamo perso la bussola?

Alla prossima.

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