Il dolore
L’Unione Europea assolve Vecchiano per il no all’Ikea
VECCHIANO. Infuriava la polemica su Ikea, il presidente Ue, Barroso, aveva bacchettato Pisa - confondendo Vecchiano con la città della Torre - e loro (Federico Meini, vicesindaco di Vecchiano, e il...
VECCHIANO. Infuriava la polemica su Ikea, il presidente Ue, Barroso, aveva bacchettato Pisa - confondendo Vecchiano con la città della Torre - e loro (Federico Meini, vicesindaco di Vecchiano, e il consigliere Massimo Cerri, entrambi di Rifondazione) scrissero a Bruxelles per protestare e difendere la scelta di dire no a Ikea nell’Ovaio.
Ebbene, Marcel Haag, capo unità del Segretariato generale della Commissione Europea, ha risposto loro dicendo di «condividere pienamente l’attenzione ad assicurarsi che l’installazione di un sito aziendale avvenga in zone adatte a questi scopi».
Per Meini e Cerri è una vittoria, perché interpretano le parole di Haag come una specie di approvazione alla scelta di non volere lo store del colosso svedese nell’Ovaio.
Nella lettera di risposta Haag sottolinea inoltre che «in Europa rimangono delle lunghe procedure burocratiche per le aziende. Mentre molti dei nostri concorrenti, ma anche diversi paesi dell’Unione Europea hanno ottenuto risultati notevoli nel migliorare l’efficienza amministrativa e di conseguenza le condizioni per poter operare delle imprese».
«L’Italia in questo periodo - prosegue Haag - sta dimostrando la volontà di portare avanti un ambizioso progetto per eliminare ostacoli normativi e amministrativi alle attività economiche».
Passaggio, quest’ultimo, che suscita perplessità in Meini e Cerri: «Questo non lo possiamo condividere perché va difeso l’articolo 41 della Costituzione italiana che, pur garantendo l’iniziativa economica privata e libera, afferma che essa non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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