La manifestazione
«Se sono uscito dal coma lo devo al beato Toniolo»
Francesco Bortolini cadde da 4 metri e sembrò spacciato. Sul suo letto fu messa una reliquia del venerabile pisano e il giovane si risvegliò. La Chiesa: un miracolo
di Luca Daddi
PISA
«Ero in coma e i medici dissero ai miei che non c’era più nulla da fare. Insomma, ero quasi morto. Ma pochi giorni dopo accadde quello che tutti speravano, ma a cui nessuno forse credeva più: mi risvegliai».
Il miracolo. Francesco Bortolini, veneto, artigiano, ha 39 anni e, per la Chiesa cattolica, è un miracolato: dice di dovere la vita a Giuseppe Toniolo, considerato il più importante economista e sociologo cattolico italiano, che fu docente all’Università di Pisa e il 29 aprile sarà dichiarato beato a Roma.
Francesco abita a Pieve di Soligo, in provincia di Treviso, il paese dove il venerabile servo di Dio è sepolto. Per la Congregazione delle cause dei Santi il risveglio di questo giovane, finito in coma dopo una caduta da quattro metri, è un evento soprannaturale, dovuto all’intercessione di Toniolo che fu chiesta dalla comunità parrocchiale di Pieve di Soligo.
Il racconto. Sentiamo dalla voce di Francesco cosa accadde: «L’incidente successe fra il 3 e il 4 giugno del 2006. Ero stato a pranzo con alcuni amici, poi ero andato in giro. La sera mi ero recato alla Festa della birra a Barbisano, frazione di Pieve. C’erano degli stendardi attaccati a una rete metallica e decisi di prenderne uno. Non ricordo bene perché lo feci, forse per scommessa. Salii in alto, ma a un certo punto scivolai precipitando da quattro metri. Per fortuna una siepe attutì il colpo, ma battei ugualmente la testa ed entrai in coma».
La reliquia sul letto. Trasportato all’ospedale, i medici fecero il possibile per strapparlo alla morte.
«Ma il martedì dissero ai miei genitori che ormai non c’era più speranza - racconta Francesco - Allora il parroco, don Giuseppe, consegnò ai miei un’immaginetta di Toniolo con una reliquia (un filo della sua coperta) che fu appoggiata sulla testiera del mio letto».
Pochi giorni dopo Francesco si risvegliò: era domenica e lui - raccontano a Pieve di Soligo - riprese conoscenza proprio quando i parrocchiani pregavano il venerabile Toniolo affinché intercedesse per quel giovane ricoverato in terapia intensiva. Coincidenza o meno, secondo la comunità cattolica fu un miracolo.
La vita oggi. «Da allora - spiega Francesco - sono grato al beato Toniolo e, ovviamente, al Signore. E pensare che prima dell’incidente non conoscevo bene l’opera del beato. Me ne avevano parlato ai tempi della scuola, vedevo la sua immagine in parrocchia, ma non sapevo molto di lui».
Dalla sera dell’incidente sono passati quasi sei anni, Francesco è tornato a condurre una vita normale.
Secondogenito di Elvira Padoin e Mario Bortolini, lavora nell’officina metalmeccanica di famiglia con la sorella Cinzia, 40 anni, e il fratello Andrea, ventenne.
La causa di beatificazione. La voluminosa documentazione sul caso del giovane di Pieve di Soligo fu raccolta da monsignor Massimo Magagnin, vicepostulatore della causa di beatificazione, e fu esaminata attentamente dalle autorità ecclesiastiche, fino ad arrivare a Papa Benedetto XVI il quale affermò: «È un miracolo per l’intercessione del venerabile e presto beato Giuseppe Toniolo».
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