Sicurezza
Vigili smascherano il “re delle truffe”
Esce di carcere e cerca di imbrogliare una finanziaria deruba un impiegato e porta via i timbri a un medico
PISA. Non avrà venduto la fontana di Trevi ai passanti come Totò, ma poco ci manca. Di fatto appena uscito di carcere ha collezionato più reati lui di dieci persone messe insieme. Con documenti falsi si è presentato ad una finanziaria per avere un prestito per comprare un macchina, ha derubato il titolare ed è stato rintracciato poco dopo in una sala scommesse dove ha tirato fuori di tasca un certificato medico (secondo cui era più malato di Mimì della Bohéme ed aveva bisogno di riposo assoluto), anche quello rubato ad un’ignara dottoressa che non lo ha mai visto.
Maxidenuncia dei vigili urbani, con l’accusa di falso e truffa, per un lucchese di 36 anni, Simone Nardini, di Querceta. Uscito di carcere da pochi giorni, era sottoposto ad obbligo di firma dai carabinieri di Seravezza. Invece è approdato a Pisa ed è andato da un concessionario, Eurotoscar, a comprare, non si sa con quali soldi, una macchina. Essendo a secco si è rivolto ad una finanziaria, dove ha sciorinato una raffica di documenti taroccati: una patente di guida, una dichiarazione dell’Inps di Firenze che lo definisce invalido civile con tanto di pensione e un modello Cud attestante i redditi percepiti nel 2011, tutto rigorosamente falso e intestato ad un’altra identità. E non è tutto. Approfittando di un momento di distrazione del direttore della finanziaria, gli ha sfilato dalla giacca, appoggiata ad una sedia, il portafogli contenente 650 euro. Poi è scappato. Il derubato ha cercato di iseguirlo ed ha incontrato una pattuglia dei vigili urbani a cui raccontato tutto. Gli agenti hanno trovato poco dopo Nardini in via Gramsci, vicino alla stazione, alla Snai. Del portafogli e dei soldi, che si suppone passati ad un complice appena fuori dalla finanziaria, neanche l’ombra. Il coup de théatre finale, per giustificare la sua presenza a Pisa, è stato un certificato medico che gli diagnosticava una broncopolomonite e dettava un mese di riposo assoluto. Anche questo assolutamente falso. Il documento era stato contrafatto utilizzando la fotocopia del timbro di ua dottoressa, medico di famiglia a Pisa, che non solo non ha mai scritto il documento, ma non ha neanche visto il paziente in questione.
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