Il Tirreno

Pisa

La famiglia in crisi, il dramma di Roberta

di Luciano Bartalini
La famiglia in crisi, il dramma di Roberta

La testimonianza dell’amica. «Il marito le disse: non ti amo più. E lei era disperata, non sapeva cosa fare di sé e per i figli»

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PISA. Salvare a ogni costo un matrimonio in crisi in nome dei valori della famiglia. Il dramma di Roberta Ragusa passa inesorabilmente attraverso questa lente focale dove rinuncia, coraggio e fragilità si sono alternati in modo compulsivo in un contesto dove forse la capacità di controllo è venuta meno. E qualunque sia la causa della sua scomparsa il punto di “non ritorno” è stato ormai varcato in attesa di sapere quale sorte abbia avuto. “Beata te che ti sei separata”: è la frase di Roberta che riecheggia devastante nella mente di una cara amica che l’ha frequentata per più di un anno più della palestra New Point a La Fontina, di Ghezzano. «Solo dopo la sua scomparsa – afferma turbata l’amica – ho realmente capito tutta la disperazione di quelle parole. Osservava il turno dei giorni dispari nella fascia oraria tra le 9 e le 11 e immancabilmente ci trovavamo a parlare delle nostre cose soprattutto nello spogliatoio. Roberta è sempre stata una donna riservata, ma ultimamente erano tanti i segnali della sua sofferenza. Sempre più spesso arrivava con gli occhi arrossati dal pianto e ogni tanto si lasciava andare sopraffatta da quelle lacrime che la inducevano poi ad uno sfogo inevitabile. La relazione extraconiugale del marito la logorava da tempo, ma aveva scelto la via della sofferenza e del sacrificio per quell’innato amore che ogni madre ha verso i figli».

Un lungo e inesorabile calvario ufficializzato da quella frase, “Non ti amo più!”, pronunciata dal marito Antonio prima dell’estate scorsa. Parole che hanno intaccato pesantemente l’animo e la mente della donna oscurando quel sottile spiraglio di fragile speranza che ancora veniva tenuto in vita. “Io non possiedo niente, dove vado se mi separo? E che ne sarà dei miei figli?” Erano queste le obiezioni sollevate alla sua amica quando veniva invitata a prendere in seria considerazione l’ipotesi di una separarazione. Alla fine c’era stato anche un tentativo razionale, quanto esasperato, per una possibile riconciliazione nell’interesse di tutti. Insieme ai figli avevano deciso di passare il mese di agosto all’Elba senza purtroppo ricucire quello strappo che ormai si era allargato a dismisura. E nemmeno quel fine anno 2011 passato insieme ad altre coppie di amici era servito allo scopo tanto che Roberta avrebbe confidato all’amica: «E’ stato un disastro! Era meglio se stavamo a casa». Da scartare, sempre secondo la confidente, che Roberta abbia invece intrapreso una fuga d’amore come ipotizzato da qualcuno. «Mi meraviglierebbe, non è vero – continua la compagna di palestra – data anche la sua incapacità di filtrare emozioni, soprattutto in questi ultimi mesi. Non era un tipo facilmente circuibile o propenso a cercare “distrazioni” altrove, tanto che aveva eretto una sorta di barriera invisibile che le impediva di vedere fuori dal contesto della famiglia. Parlava solo di quella e delle incomprensioni del rapporto con i suoceri, come della delusione ricevuta dal fatto che l’autoscuola non era stata investita a lei, visto l’investimento di parte dei suoi risparmi. Anziché valorizzare la sua bellezza, la mortificava con vestiti classici e ampi, dalle morbide tonalità di viola, verde e blu a discapito di jeans e stivali o di un abbigliamento più giovanile che tendeva a snobbare. Ma forse era solo in un momento particolare».

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