Il Tirreno

Pisa

La città non crede al turismo di qualità

di Marco Barabotti

Palazzo Blu va avanti con Kandinsky e i contemporanei. «Ma è inutile parlare di percorso museale con i lungarni così»

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PISA. Palazzo Blu si tingerà il prossimo autunno dei temi e delle atmosfere di un altro protagonista dell'arte del Novecento, dopo Chagall, Miro e Picasso. Sarà la volta del padre della pittura astratta, il russo Wassily Kandinsky. L'anticipazione del Tirreno di ieri è stata ufficializzata dal presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa, Cosimo Bracci Torsi. La mostra è ancora tutta da definire, ma spazierà in tutta la vita artistica di Kandinsky, dai primi anni (quelli della fiaba russa), fino a quelli che lo hanno reso celebre, dell'espressionismo astratto.

Perché Kandinsky?

«Vogliamo inaugurare una nuova trilogia dedicata alle origini della modernità, di cui il pittore russo è stato uno dei grandi protagonisti. E' un approccio più difficile rispetto a Mirò, Chagall e Picasso, non tanto per il reperimento delle opere, ma anche perché si tratta di un artista dagli interessi molteplici, poco propenso al mercato dei suoi quadri, invece molto attento al suo variegato ambito culturale: era anche filosofo e amante della musica e del teatro».

Avete già le idee chiare su quale periodo artistico vi concentrerete di più?

«Ci stiamo lavorando, il percorso è ancora tutto da definire. Non mi chieda altro perché non saprei cosa risponderle».

Ma perché a Palazzo Blu si continua a pensare ai grandi artisti del Novecento e non si fa invece una mostra sulle grandezze dell'arte pisana, come qualcuno vorrebbe?

«Pisa ha raggiunto la sua celebrità artistica in tutto il mondo con le grandi scuole del Duecento del Trecento. Si tratta di opere rare e difficili da reperire, a parte quelle conservate nel museo di San Matteo. Siena rispetto a Pisa, ad esempio, ha un patrimonio artistico forse anche minore, ma conta su un periodo più lungo. La nostra città purtroppo ha avuto una lunga dominazione fiorentina che ne ha tarpato le ali. Mostre di interesse locale comunque le facciamo ogni anno a primavera, anche su temi dell'arte medievale».

Vi sono altre ragioni per cui siete più propensi ad orientarvi sui grandi artisti del Novecento?

«Pisa è una città con una popolazione giovane, dovuta in larga parte alla presenza degli studenti universitari che sono più in sintonia con gli artisti contemporanei».

E' vero che l'ultima mostra su Picasso ha risentito della crisi economica?

«Picasso ha portato 70mila visitatori, un po' meno di quella precedente, ma va detto che la mostra è stata più breve. Anche noi abbiamo sentito il morso della crisi. Rispetto al passato abbiamo venduto molti cataloghi in meno, ma anche l'impatto economico dei visitatori sulla città mi risulta che sia stato inferiore».

Cosa si dovrebbe fare per migliorare l'offerta di un turismo di qualità?

«Intanto rompere l'asimmetria tra piazza del Duomo e il centro della città. Si dovrebbe spezzare l'assedio sulla piazza, liberando gli sbocchi verso il centro ostruiti da ognibendiddio, magari anche pensando a bus navetta che facciano la spola coi lungarni».

Già, i lungarni. Come lo vede il progetto del percorso museale di cui fa parte anche Palazzo Blu?

«I lungarni non sono per niente accoglienti. C'è troppo traffico, per impostare un discorso diverso è troppo tardi. Se si dovevano chiudere i lungarni per avviare un vero percorso museale, bisognava essere partiti molti anni prima e aver pensato ad una circonvallazione. Chiudere i lungarni nelle condizioni di traffico in cui ci troviamo, mi sembra pressoché impossibile, sicché il cosiddetto percorso museale lo vedo con molti handicap» .

Quali altri limiti vi sono che impediscono l'espandersi di un turismo di qualità?

«Anche la povertà dell'offerta commerciale. I negozi storici nel centro sono quasi del tutto scomparsi, si va ormai verso una omologazione che non invoglia un turista attento che vede anche nello shopping di qualità un momento importante di svago legato al turismo culturale. Purtroppo è un fenomeno irreversibile. Peccato, perché basta spostarsi di venti chilometri a Lucca ed è tutta un'altra musica».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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