Il dolore
Esposto in procura sulla morte di Cobianchi
Ieri pomeriggio l’addio al serial killer delle prostitute nella chiesetta del cimitero suburbano
PISA. Si sono svolti ieri pomeriggio, nella chiesetta del cimitero suburbano, i funerali di Pino Cobianchi, noto a Pisa, purtroppo, come il serial killer delle lucciole. Condannato a due ergastoli, Cobianchi era stato trasferito a fine 2010 dal carcere Don Bosco a quello di Milano Opera e qui, il 13 febbraio scorso, in circostanze poco chiare, era stato trovato impiccato. Sulla sua morte la sua compagna, Luisa Borriello, ha presentato il 22 febbraio scorso un esposto diretto alla procura tramite la guardia di finanza di Pisa. In particolare nell’atto si chiedono chiarimenti soprattutto su un punto, messo in luce dall’obitorio lombardo, e cioè che la procura milanese non era stata avvisata dal carcere di Opera del suicidio del detenuto. E ancora nell’esposto si chiede come mai la notizia della morte sia stata data ufficialmente dopo pochi giorni solo ai carabinieri e a quelli che erano stati indicati come parenti diretti, cioè la sua compagna, sei giorni dopo, il 19. Questo aveva impedito la possibilità di effettuare il riconoscimento della salma, come prevede la legge, nelle ventiquattr’ore successive al decesso. Il riconoscimento è stato possibile, solo dopo insistenze della donna presso la direzione dell’obitorio, il 24 febbraio. La donna inoltre avrebbe chiesto ripetutamente di controllare l’intero corpo per vedere se ci fossero tracce di violenza, ma le sarebbe stato mostrato solo il viso dell’uomo.
Una vita difficile quella del povero Pino, abbandonato da piccolo, cresciuto neli orfanotrofi e nei riformatori, di fatto un detenuto a vita, entrato in carcere ventenne per un omicidio ed uscito a cinquant’anni, a Pisa, dove aveva terminato la prima parte della sua reclusione e dove ha commesso una lunga serie di reati: incendi, rapine, furti e ben quattro delitti. Di un quinto non vi è mai stata prova. Dell’ultimo, quello di Veruska Vason, una ragazza pisana di 29 anni, quello che lo aveva fatto scoprire, aveva parlato alla redazione del Tirreno due mesi prima che fosse scoperto il corpo della ragazza, al punto che un redattore è stato testimone del pm per tutti e quattro gli omicidi. Portarlo a Pisa per la compagna è stato difficile e costoso, ma ce l’ha fatta. A dargli l’ultimo saluto c’era solo lei.
(C.V.)
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