Il Tirreno

Pisa

Contro la crisi, ecco il pranzo low cost

di Lucia Maffei

Molti locali del centro cercano di adeguarsi differenziando fra pranzo e cena con menu fissi a mezzogiorno per tutti

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PISA

  Pausa pranzo al ristorante? Con dieci euro si può. Anche all'ingresso dei locali più eleganti è ormai possibile trovare la lavagna colorata che annuncia il pasto di mezzogiorno low cost. Da una parte, i lavoratori che dal lunedì al venerdì si riversano affamati nelle strade del centro, con magari un'ora libera prima di tornare in ufficio. Dall'altra, i professionisti della ristorazione che in tempo di crisi devono ingegnarsi per sbarcare il lunario. Il risultato? Un'offerta adeguata ai tempi che corrono. «È una richiesta del mercato, con la crisi abbiamo dovuto cambiare modo di lavorare», racconta Enzo Poggioni, titolare del ristorante Galileo, in San Martino. Qui il pranzo a dieci euro è realtà da quasi un anno: primo e secondo a scelta tra due possibilità, poi un contorno, un dolcino, l'acqua e il caffè. La formula è chiara: con dieci euro si paga un pasto completo su piccola scala, cioè con le singole componenti in quantità ridotta. «Ovviamente non offriamo l'astice o la fiorentina, ma scegliamo prodotti ottimi che ci facciano rientrare nelle spese – continua Poggioni – In questo modo veniamo incontro a una richiesta del pubblico e movimentiamo il locale anche a pranzo, cosa che ai clienti fa sempre piacere». C'è anche chi, variando la formula, riesce a stare sotto la soglia fatidica. Da Bagus, ad esempio, pieno centro storico e ambiente raffinato, 8 euro bastano per un primo o un secondo, una bottiglia d'acqua e un caffé. La ricetta è quella del pasto ridotto o del piatto unico, così il cliente può saziarsi ordinando una cosa sola. «Lo faccio ormai da due anni, è un traino per la cena», dice il titolare Alfredo Fiamingo. Strategie di propaganda a parte, il pranzo a basso prezzo può anche essere una scelta obbligata per altri motivi. Ad esempio la necessità di far fronte alla concorrenza o i cambiamenti della città. «Nella nostra osteria abbiamo sempre fatto una ristorazione alta, ma poi la zona è decaduta: la sera ci troviamo fra due pub, in una stradina interna e le coppiette non vengono certo a trovarci», spiega Rolando Grassi, gestore dell'Osteria del Violino, in via La Tinta (sempre nel quartiere San Martino), pranzo a 10 e cena a 20 euro. «Così abbiamo deciso di tornare alla tradizione e di offrire piatti semplici e saporiti come la pappa al pomodoro o le braciole, per permettere a tutti di venire a trovarci». Ma poi Grassi ammette: «Certo, tra la crisi, i ticket restaurant e i bar che offrono prodotti surgelati o insalatone, ci siamo dovuti un po' adeguare». In qualche misura si è adeguata anche l'Osteria dei Cavalieri, in via S. Frediano, dove i tre piatti unici disponibili solo a pranzo costano 11 euro. A questo vanno aggiunti 2 euro e mezzo di coperto. «Ma se uno ordina solo il piatto unico arrotondiamo, dipende se vuole anche il vino e un antipasto», dice uno dei titolari, Ettore Masi. «Sono piatti della stessa qualità degli altri, da mangiare con la stessa apparecchiatura della cena. Secondo noi il minor costo tenendo alta la qualità del servizio è questo: poco più di 10 euro, cioè poco più di un panino, una birra e un caffè al bar».

Una soluzione di compromesso che per altri appare comunque inaccettabile, crisi o non crisi. «Se uno fa il pranzo a 10 euro, poi si crea un'etichetta e non può più giustificare prezzi alti la sera», dice Carmine Iovine, titolare de La Buca. Non manca neanche chi tiene d'occhio le circostanze e si tiene pronto ad adeguare l'offerta. «Abbiamo fatto il menù a dieci euro fino a gennaio, finché c'erano gli operai da queste parti», rivela Yulia Okunevskaya, titolare dell'Osteria S. Caterina, vicino all'omonima piazza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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