Il Tirreno

Pisa

I nodi da sciogliere su un mistero che dura da 49 giorni

di Candida Virgone
I nodi da sciogliere su un mistero che dura da 49 giorni

La sparizione di Roberta Ragusa e tutte le possibili piste seguite dai carabinieri ma finite in una bolla di sapone

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PISA. Il termine di legge è secco e incisivo. Cui prodest? Nel caso di un reato, in questo caso presunto, ci si interroga: a chi giova? A chi può giovare la scomparsa di Roberta Ragusa, una mamma di 44 anni ingoiata nel nulla in una gelida notte di metà gennaio?

Ripercorriamo allora insieme i passi di questo giallo che è assurto alle cronache nazionali e che tiene i pisani col fiato sospeso da 49 giorni, esaminando eventuali vantaggi e svantaggi dei protagonisti.

Lui. Dal racconto di Antonio Logli, 48 anni, marito di Roberta, indagato per omicidio, non viene fuori un quadretto da famiglia del Mulino Bianco, ma neanche quello di un nucleo attraversato da particolari problemi. Per lui il menage è quello di tante coppie che stanno insieme da decenni, con alti e bassi, incomprensioni, ma anche il bagaglio di un passato condiviso di sentimento, di interessi comuni, affettivi e non, come i figli (due, Daniele, 15 anni, studente ginnasiale, e Alessia, appena 10, ultimo anno delle elementari) o la professione (l’autoscuola Futura, una società in accomandita semplice che la donna gestisce con Antonio e il suocero, Valdemaro). In regime di comunione dei beni, la coppia è proprietaria del piccolo patrimonio di famiglia, racchiuso in un isolato che comprende la loro casa, quella del fratello di Antonio, quella dei suoi genitori, l’autoscuola, un fondo che affittano come officina, un giardino con piscina. Se non si va s’accordo - come sollecitano in continuazione tanti rumors di un paese nel paese, qual è la frazione di Gello di San Giuliano - oggi, nel 2012, basta separarsi. Sia Antonio (elettricista dipendente di Geste, una partecipata del comune, e socio dell’autoscuola), che Roberta (in concreto factotum e vera anima della Futura: maneggia danaro, dirige la parte teorica, gestisce le attività pratiche) sarebbero stati economicamente in una botte di ferro. Che interesse avrebbe avuto Antonio, oggi indagato per omicidio volontario, a nuocere in qualche modo alla moglie?

Lei. Roberta è quella che si suol definire una donna in gamba. Quarantacinque anni fra pochi giorni, avvenente, curata, un bellissimo viso su cui spiccano due grandi occhi blu, gestisce casa, figli e lavoro in maniera dinamica ed efficiente. Nel racconto di Antonio è una donna intelligente, pur se gelosa, che sa prendere nella dovuta considerazione chiacchiere e sospetti e con cui non ci sarebbero stati screzi. In quello delle amiche, al di là dell’efficienza concreta del quotidiano, c’è l’immagine di una donna fragile, che racconta di grandi contrasti, e sofferente. Soffrirebbe perché sospetta una relazione del marito, soffre perché lo trova appartato al telefono, soffre perché le crolla l’immagine della famiglia perfetta che voleva e che avrebbe difeso a tutti i costi, soffre perché, nel microcosmo costruito come un fortino intorno alla famiglia Logli, in via Dini, in quel piccolo mondo ristretto che potrebbe rivelarsi soffocante e in pochi metri concentra casa, affetti, parenti, lavoro e interessi, si sentirebbe in trappola. I genitori sono morti, non ha più parenti a Pisa a parte una vecchia zia novantenne, non ha interfaccia di sangue con cui confrontarsui suoi dubbi. Nel racconto delle amiche Roberta si sarebbe sentita sola e in gabbia, incapace di vedere nell’immediato una via di uscita.

Ma che senso avrebbe scomparire? E soprattutto, per una mamma chioccia (lo sono un po’ tutte, ma qualcuna più di altre) che senso avrebbe lasciare i figli senza una parola?

Un gesto estremo? Ma non c’è traccia di una parola d’addio. Una fuga preparata da tempo? A parte il contante (500 euro) che, a detta di Antonio, Roberta avrebbe prelevato venerdì al bancomat, nonostante la donna maneggiasse molto danaro, dai conti correnti di famiglia, secondo gli inquirenti, non ci sono prelievi riconducibili a lei. E ha lasciato a casa vestiti, cellulare e documenti. Mancano all’appello solo una tuta rosa e un paio di scarpe da tennis.

Roberta nascosta da qualcuno che le dà ospitalità e spaventata dal troppo clamore al punto da non avere il coraggio di farsi viva? Anomalo per il suo comportamento e incomprensibile per chiunque.

Un’amnesia momentanea, come hanno ipotizzato i familiari, dovuta alla caduta del martedì precedente alla scomparsa, il 10 gennaio, insieme al marito, mentre sistemano la roba di Natale? Poco credibile. Un’uscita nella notte buia in preda alla depressione, magari scolo per schiarirsi le idee e un brutto incontro con qualcuno che può averle fatto del male? Nella zona ci sono fossi, pozzi, profondità carsiche, il Serchio, l’Arno, sconfinati paradisi naturali dove far scomparire qualcuno che magari solo per caso potrebbe essere trovato dopo tanto tempo e forse quando sarà difficile ricostruire l’accaduto. Tutto possibile, ma non comprovato da tracce obiettive di lotta o violenza. Un rapimento? Ci sarebbe già stato un contatto con la famiglia. E allora, come ha potuto svanire nel nulla questa mamma?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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