Sicurezza
Sgomberata famiglia rom della “sposa bambina”
Nuovo blitz della polizia municipale al campo di Coltano a un mese di distanza Tolta la “casa minima” alla donna kossovara. Ciccone: tradito il patto di fiducia
PISA
E’ una scena già vista quella che si è svolta ieri mattina a Coltano quando i vigili urbani hanno sgomberato una famiglia kossovara di etnia rom che era già stata sgomberata il mese precedente dalla stessa casa. Si tratta della famiglia su cui pende un’indagine della procura antimafia di Firenze per violenze ad un minore (ragazzina di 13 anni), riduzione in schiavitù e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina nell’ambito delle indagini legate al caso della “sposa bambina”.
Del caso si iniziò a parlare quasi due anni fa e ad ottobre del 2011, ci furono sei rinvii a giudizio davanti al Gip del Tribunale di Firenze. Per questi motivi, la famiglia kossovara perse il diritto all’alloggio fornito dalla Società della Salute (Sds) e dalla Asl e ieri c’è stato l’ennesimo intervento delle forze dell’ordine. Stando a quanto riferito dai vigili urbani, tutto si è concluso senza particolari resistenze.
Anche stavolta, come un mese fa, il nucleo familiare non ha voluto raggiungere i parenti che possiedono una grande casa vicino a Pontedera e ha rifiutato la proposta dei servizi sociali di farsi carico dell’accoglienza dei minori per il periodo loro necessario a trovare una sistemazione alternativa.
La casa minima (così vengono definiti gli alloggi di Coltano per i rom), sarà presto assegnata ad un'altra famiglia avente diritto.
La concessione dell’alloggio era stata revocata da Asl e Sds che fanno sapere di aver proceduto allo sgombero “per il venir meno del patto sottoscritto al momento dell’assegnazione dato che, al di là dei risvolti penali su cui sta indagando la magistratura, la famiglia è stata sicuramente coinvolta in un matrimonio combinato da adulti nei confronti di minorenni e che all’interno della stessa abitazione è stato trovato un ingente quantitativo d’oro, la cui provenienza è al vaglio degli inquirenti”. «Le sentenze e le decisioni penali spettano ai giudici – conclude la presidente della Sds Maria Paola Ciccone - Ai servizi sociali, invece, compete il giudizio sui comportamenti e l’esclusione da “Città Sottili”, al pari della perdita della concessione per abitare nelle case minime di Coltano, è avvenuta perché è stato tradito il patto fra chi ha ricevuto i servizi e la cittadinanza pisana».
Peraltro, contro la revoca dell’atto di concessione, decisa da Asl e SdS, per ben due volte i legali della famiglia avevano presentato istanza al Tar che, però, in entrambe i casi ha dichiarato improcedibile il ricorso.
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