Sicurezza
È morto Fidio Bartalini “piccolo principe” pisano
Pittore ribelle, fu licenziato dalla Fiat per le sue vignette al vetriolo sui dirigenti Il suo lavoro, lungo 70 anni, è un atto di accusa al potere distruttivo dell’uomo
PISA
Se n'è andato in punta di piedi Fidio Bartalini, "il piccolo principe" come la ha definito lo scrittore Athos Bigongiali in un bel ritratto nel libro curato da Nicola Micieli "Bartalini pittore della marginalità". Aveva 91 anni ed è stato per oltre settant'anni uno dei protagonisti della vita artistica della città , oltre ad essere conosciuto e apprezzato anche nel panorama nazionale (i funerali oggi alle 15,30, in forma civile, al cimitero suburbano curati dall'impresa Bianchi). Operaio della Fiat negli anni Cinquanta, il suo sindacato lo aveva incaricato di illustrare le malefatte dei dirigenti e Fidio lo fece disegnando vignette al vetriolo (erano tempi duri: fu licenziato e con lui tutti gli altri compagni di sindacato).
Fidio non era mai cambiato: da ragazzo e fino all'ultimo giorno, è sempre stato un ribelle. La sua paura era quella di finire prigioniero, oltre che di se stesso, di uno stile, di una scuola, di una forma. "E' così _ dice Athos Bigongiali - che la sua pittura era diventata grande e adulta, propria degli artisti che hanno saputo mettersi in discussione. La sua pittura vive dei dubbi attraverso i quali è cresciuta, in sintonia con i dubbi che inquietano il mondo».
Il suo studio in via Andrea Pisano all'inizio degli anni Duemila- ma ne aveva cambiati diversi - erano due stanze con una stufa d'altri tempi in mezzo, ma dentro c'era la grandezza della forza visiva e della capacità espressiva che le sue opere emanavano. Tutta la sua produzione artistica ha sempre rimandato all'uomo, alla sua centralità e al suo potere. Il lavoro di Fidio era sempre un'accusa senza scampo al potere dell'uomo: quello capace di stravolgere la natura, di assoggettarla umiliandola, di padroneggiarla senza essere più padrone. "Se potessimo espandere i quadri di Fidio _ dice Bigongiali _, vedremmo noi stessi per ciò che siamo diventati: distratti e immemori. La nostra invisibilità è il punto centrale dell'opera di Fidio".
Il critico d'arte Nicola Micieli nel libro citato all'inizio e edito nel 2000 da Bandecchi e Vivaldi ne ha ripercorso la sua lunghissima attività artistica: dal pittore della marginalità, a quello dal primo naturalismo al realismo ed impegno sociale, dal neorealismo allo spazialismo. In lui c'era anche, forte, la riscoperta di Pisa. Un rivolgersi a una città minore, segreta, popolare. Ne aveva catturato nei suoi quadri odori e umori, attraverso vicolo per vicolo, le stradette di una memoria entro cui i particolari si presentavano sempre a lui come fosse la prima volta.
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