Sicurezza
Università, via allo statuto aspettando il governo
Approvato il testo nonostante alcune bocciature arrivate dal ministero Il nodo più grosso riguarda la scelta di eleggere il consiglio di amministrazione
PISA
L’università rimanda al mittente alcune bocciature del ministero sul nuovo statuto e trasmette il documento in Gazzetta Ufficiale: a breve sarà pubblicato e da quel momento il ministero ha 60 giorni per impugnare a sua volta il testo. Tutto lascia prevedere che ci sarà il ricorso (altrove c’è già stato). «Ma non vogliamo fare la guerra a nessuno - precisa il rettore Massimo Augello - L’atteggiamento è collaborativo anche se in qualche caso è opportuno resistere». La legge 240/10 (cosiddetta “Gelmini”) imponeva agli atenei la riscrittura dei propri statuti. Così anche quello pisano ha adempiuto e mandato al ministero il testo approvato all’unanimità dal senato accademico in prima lettura: a fine novembre 2011 sono arrivate 35 osservazioni di legittimità (le più “pesanti”) e 20 di merito. Alcune sono state tranquillamente ignorate: secondo Augello, «erano frutto di letture pignole o forse a Roma non avevano perfettamente compreso l’impostazione del nostro statuto; oppure ignoravano norme che nel frattempo sono cambiate». Due osservazioni importanti sono state accolte: il perentorio ordine ministeriale di «incardinare presso i Dipartimenti e non presso le Scuole» i corsi di studio dell’area medica; e l’attenuazione di quelle «modalità appesantite» (così le definisce il ministero) che sarebbero i pareri provenienti dal Consiglio degli studenti. Questo, da statuto, avrebbe potuto chiedere il riesame delle delibere d’ateneo; ora si chiamerà “commissione paritetica” e non sarà più un organo istituzionale: resterà lo stesso, salvando forma e sostanza. Ma il rettore descrive il voto unanime dell’Università nel respingere il «nodo cruciale»: l’elezione dei membri del consiglio d’amministrazione. Nella prima versione dello statuto era previsto che il senato definisse una rosa di almeno 8 candidati per la componente docente in cda e di 2 per quella del personale tecnico amministrativo: all’interno di queste rose il consiglieri venivano eletti. Il ministero ha chiesto la «designazione» dei membri, senza passare per le elezioni. «Questione di interpretazione della legge 240 - spiega Augello - ma per noi è chiarissima e abbiamo ritenuto compatibile quello strumento di democrazia diretta». Ne va dell’autonomia universitaria: non a caso Pisa è uno dei pochissimi atenei che ha scelto un cda di soli 10 membri (con due “estranei”), perché da 11 in su sarebbe scattato l’obbligo di terzo membro esterno. Come finirà? A Torino il ministero ha impugnato il singolo articolo sulla parte elettiva del cda, consentendo l’entrata in vigore del resto dello statuto. A Genova e Catania ha impugnato tutto lo statuto e chiesto la sospensiva: il Tar della Sicilia non l’ha concessa, quello della Liguria non si è ancora espresso.
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