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In caserma commosso addio al parà scomparso
PISA Gli amici e i colleghi di Simone Ambu, il paracadutista sardo di 33 anni rimasto ucciso martedì mattina nell’ennesima tragedia della strada, hanno voluto dargli ieri mattina al Capar, centro...
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Gli amici e i colleghi di Simone Ambu, il paracadutista sardo di 33 anni rimasto ucciso martedì mattina nell’ennesima tragedia della strada, hanno voluto dargli ieri mattina al Capar, centro addestramento di via di Gello, l’ultimo saluto. Alla cerimonia, che si è svolta sul piazzale della caserma, hanno partecipato anche i parenti del giovanissimo caporal maggiore scelto, il padre, Claudio, la madre, Rita, i fratelli Roberto e Patrizia e la giovane moglie, Katia.
I medici legali, dopo un esame esterno del corpo, hanno restituito ai familiari la salma, giunta oggi in Sardegna: il funerale civile è previsto per questo pomeriggio alle tre a Quartu. Al termine della cerimonia i parenti di Simone, con un volo di linea, hanno raggiunto Cagliari, sempre accompagnati da militari dell’esercito, quelli che li hanno assistiti anche col supporto psicologico fin dal primo momento.
Simone è morto in ospedale martedì mattina alle otto, mezz’ora dopo aver avuto un incidente in via del Brennero. Da Cascina, dove abitava, attraverso la Lungomonte, era diretto in scooter alla caserma di via di Gello. In curva il mezzo, all’altezza della rivendita di moto Bracaloni, è finito sulla corsia opposta, dove sopraggiungeva una Suzuki Wagon condotta da un ragazzo livornese di 30 anni che viaggiava con accanto la fidanzata. Pare che a tradire il parà potrebbe essere stata la velocità sostenuta: lo scooter avrebbe invaso l’altra corsia scontrandosi frontalmente con la macchina. Lui, sbalzato in aria, è caduto rovinosamente a terra, lo scooter si è incendiato, la ragazza che viaggiava accanto al conducente dell’auto, 31 anni, livornese, è finita in ospedale. Nonostante i soccorsi tempestivi, il militare sardo è spirato appena giunto al pronto soccorso di Cisanello. Sulla tragedia la procura ha aperto un’inchiesta.
Simone, che era anche un combattente del Gioco del Ponte nella squadra dei Delfini, l’anno scorso con un amico era stato determinante in un episodio di molestie. Un tale in ponte Solferino, poi denunciato, aveva addirittura sollevato da terra, colpendola alle natiche, una ragazza. I due parà lo avevano bloccato soccorrendo la giovane.
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