La povera in Porsche deve restituire i soldi della mensa
PISA Il Comune le ha chiesto la restituzione di 456 euro e 10 centesimi. Sono i soldi per la mensa scolastica e quelli dello scuolabus da settembre a dicembre per i suoi tre figli. La Sepi provvederà...
PISA
Il Comune le ha chiesto la restituzione di 456 euro e 10 centesimi. Sono i soldi per la mensa scolastica e quelli dello scuolabus da settembre a dicembre per i suoi tre figli. La Sepi provvederà alla riscossione del dovuto. Il danaro è stato richiesto alla nomade di Coltano che fu denunciata a fine gennaio per truffa e per una lunga serie di violazioni tributarie dopo che i vigili urbani e la guardia di finanza, tramite visure all’Aci e accertamenti Isee, chiarirono la sua posizione finanziaria. Sulla vicenda la procura ha aperto un’inchiesta.La donna - si chiama Selmina Zuka e ha 34 anni - risulta nullatenente e sulla dichiarazione Isee ha scritto zero euro, ma davanti alla sua roulotte, nella parte abusiva del campo autorizzato di Coltano, c’erano parcheggiate - tutte sue - una Porsche Cayenne, acquistata e pagata 37mila e 300 euro in contanti il 17 maggio dell’anno scorso, una Opel Corsa, un’Alfa Romeo, una Lancia Delta, una Fiat Bravo, una Golf, una vecchia Renault Megane e tre moto, una Honda Cb 600, una Vespa 125 e un Gilera 125. E c’è di più. La povera in Porsche ha tanto di partita Iva, perché risulta intestataria di una ditta di recuperi di rottami metallici, in pratica quelle licenze per smaltire ferro e rame.
Fu denunciata lo stesso giorno in cui i vigili denunciarono anche un paninaro abusivo, un kosovaro pure lui ospite della baraccopoli affiancata alle villette degli assegnatari regolari e non: l’uomo aveva costruito davanti alla sua roulotte una veranda con tanto di tavolini facendo una specie di bar. Aveva comprato da un amico macedone una licenza di vendita itinerante, usandola però come posto fisso. È stato quindi multato per questo e denunciato per abuso edilizio.
Sempre quel famoso giorno avvenne nel campo di Coltano lo sfratto definitivo di una famiglia rom, quella coinvolta nella vicenda dello sposo bambino e del podere Cincinnati a Gello di Lavaiano, col sequestro a fini di confisca di una villa milionaria, comprata anche questa in contanti, e di varie attività e auto di lusso. Il giorno dopo lo sgombero però gli ex assegnatari di una delle villette del Progetto Città Sottili, in barba all’espulsione sono rientrati in casa: si tratta della madre del famoso sposo in erba secondo il rito rom (è in corso il processo in corte di assise, sul fatto, a sei membri della famiglia), di lui e dei suoi fratelli.
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