Il Tirreno

Pisa

Mancano sette medici, pronto soccorso in affanno

di Carlo Venturini
Mancano sette medici, pronto soccorso in affanno

Il sindacato Anaao denuncia: i vertici dell’azienda dicono che non ci sono soldi ma continua a pagare collaborazioni profumatissime a ex primari in pensione

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PISA

 «Nell’organico del pronto soccorso mancano almeno sette medici». A denunciarlo è Gerardo Anastasio, un sindacalista dell’Anaao-Assomed.

Stando a quanto riferito dal principale sindacato dei medici ospedalieri, al pronto soccorso dell’ospedale di Cisanello dovrebbero lavorare almeno trenta medici divisi su più turni, mentre i sanitari impiegati sono ventuno, ai quali si aggiungono due contrattisti che non possono fare i turni di notte e non possono svolgere tutte le mansioni di un medico.

«In proporzione al personale, il pronto soccorso di Pisa ha un numero di accessi superiore a quello di Careggi – dice Anastasio – con la differenza che quest’ultimo ha in pianta organica ventisette dottori a cui si aggiunge un certo numero di contrattisti».

Le promesse dell’azienda. Il sindacalista, nel lodare la professionalità del personale sanitario, dice: «Dopo due riunioni infuocate con l’azienda ospedaliera, risalenti alla scorsa estate in cui si chiedeva un rinforzo di minimo tre medici, ci siamo visti arrivare due contrattisti».

Secondo l’Anaao, si è proceduto all’aumento dell’offerta verso l’utenza senza per questo pensare, da parte aziendale, di fare un proporzionale aumento della pianta organica sanitaria.

«Le cinque medicherie o ambulatori del pronto soccorso sono monitorate da tre medici – dice Anastasio - ma a queste stanze, dove arrivano i pazienti, si devono aggiungere una decina di letti compresi nella medicina d’urgenza annessa al pronto soccorso e altri sei letti per il reparto di osservazione breve intensiva».

In questi ultimi reparti ci sono due medici che si sommano ai tre del pronto soccorso. «Avere in totale solo cinque medici – afferma Anastasio – è del tutto insufficiente a fronte di un afflusso impressionate di pazienti in arrivo da tutta la provincia».

Senso di abnegazione. Secondo il sindacato, i medici sono costretti a fare il “salta picchio” da una stanza all’altra, e solo il senso di abnegazione e di appartenenza all’azienda sanitaria fa sì che il servizio sia all’altezza degli standard qualitativi fissati dalla Regione.

Barelle. Oltre ai pazienti in carico al pronto soccorso, i medici devono monitorare anche quelli che rimangono in barella nei corridoi.

«Questi pazienti sono messi nei corridoi del pronto soccorso in un’area ribattezzata “destino” – spiega Anastasio – perché, nonostante siano persone già visitate ed affidate ad un reparto, restano lì in attesa che sia stato preparato il loro posto letto e quindi, di fatto, rimangono in carico ai medici del pronto soccorso, nonostante il sistema informatico li dia già assegnati ad altri reparti».

Ufficialmente e statisticamente, questi pazienti non figurano tra quelli ancora sotto la responsabilità dei medici del pronto soccorso, ma ufficiosamente devono essere monitorati dallo stesso personale sanitario.

Mancanza di risorse. Il motivo della carenza di organico sarebbe da imputarsi alla esigue risorse economiche a disposizione del sistema sanitario ma, per l’Anaao, quello dei tagli è solo un blando paravento.

«È facilissimo trovare i soldi per giovani medici – conclude Anastasio – basterebbe ad esempio smetterla con la pratica di continuare a pagare collaborazioni profumatissime a primari che sono già andati in pensione, cosa lecita ma del tutto inappropriata ed inopportuna vista, appunto, la così tanto sbandierata penuria di fondi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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