Sicurezza
L’incidente “raddoppia” Condannato il conducente
Un automobilista sosteneva davanti al giudice di essere stato urtato due volte dalla stessa persona in due punti diversi: voleva 5mila euro, ne pagherà 500
PISA
Se da una parte siamo tentati di indignarci perché il nuovo governo vuole escludere il risarcimento per il “colpo di frusta” non diagnosticabile con assoluta certezza, dall’altra esistono una serie di comportamenti che “aiutano”, in contropartita delle loro richieste esose e non giustificate, le compagnie di assicurazioni a farci pagare delle polizze altissime.
Il Giudice di Pace di Pisa Ermanno Sanzo si è trovato di fronte a un caso che ha valutato senz’altro simile ed ha pronunciato una dura sentenza nei confronti di un cittadino straniero che pretendeva di aver subìto, lo stesso giorno e a pochi minuti di distanza, due sinistri ad opera di un altro straniero, in due punti diversi della città.
L’assicurazione agli aveva comunque riconosciuto un risarcimento di 700 euro, ma l’automobilista ha voluto far causa mettendo in difficoltà il suo avvocato, chiamato a sostenere le sue ragioni a dispetto delle conclusioni dei periti.
L’uomo chiedeva 5200 euro. Non solo non ha ottenuto niente, ma il giudice lo ha anche condannato alle spese legali: 697,50 euro. Due euro e mezzo meno di quanto aveva ricevuto dall’assicurazione.
Spiega il magistrato, nel dispositivo della sentenza 900/2011: « La domanda non può essere accolta perché non provata».
E definisce paradossale quanto affermato dall’automobilista: «Appaiono inverosimili i due sinistri stradali, uno dopo l’altro, sempre a cura della stessa controparte e della stessa auto, consecutivamente ma in due posti diversi, talché veniva urtata l’auto sia da un lato sia dall’altro».
Non solo, ma il conducente dell’altra auto evitava di fermarsi e sebbene intimato non si presentava e rimaneva contumace, «quasi volesse rimanere nascosto».
L’automobilista che ha fatto causa all’assicurazione « non ha potuto dimostrare la veridicità di quanto narrato. Non solo, ma aggiunge che il giudice di pace, non avendo avuto la pazienza di aspettare, dopo la terza inutile intimazione, la presenza del teste, che tra l’altro non ha mai giustificato l’assenza, aveva ulteriormente impedito all’attore di dimostrare ii reale svolgimento dei fatti».
Continua il magistrato: «Il giudicante si astiene da qualsiasi commento circa le affermazioni dell’attore, tuttavia non può sottacere che il perito della compagnia di assicurazioni dopo aver periziato l’auto dell’attore riteneva che quell’auto avesse subito ben più di due sinistri. Pertanto, conferma che l’attore non ha dimostrato il fondamento della sua domanda».
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