Finanza
Navi antiche, l’Unesco snobba il museo
Ad avere i requisiti è il sito degli scavi a San Rossore, ma andrebbe trasformato e la Sovrintendenza ha priorità diverse
PISA. Il museo delle antiche navi, agli Arsenali Medicei, si farà. «A fine 2013 i lavori saranno terminati», conferma il sovrintendente Agostino Bureca. Però per avere il via libera dell’Unesco e il riconoscimento come patrimonio dell’umanità la strada è molto più complicata. Anzi, quella da imboccare è proprio un’altra: l’Unesco potrebbe interessarsi solo al sito degli scavi come museo a cielo aperto di una darsena urbana esistente già dal VI secolo a.C. Ma non alle navi e nemmeno al museo. L’elemento di unicità è il cantiere nei pressi della stazione di Pisa San Rossore. Il problema però è che il destino degli scavi al momento è un altro, per ragioni economiche e tecniche: completamento e copertura.
La domanda. Il nodo è emerso nel corso di un dibattito organizzato dalla Provincia, al quale hanno preso parte il presidente Andrea Pieroni, l’assessore provinciale alla cultura Silvia Pagnin, l’assessore comunale Silvia Panichi, lo stesso sovrintendente Bureca, il presidente dell’associazione Amici dei musei Mauro Del Corso (che aveva lanciato, sostenuto da Il Tirreno, una grande raccolta di firme per chiedere la dichiarazione Unesco), il direttore degli scavi Andrea Camilli e l’on. Nicola Bono, presidente della Provincia di Siracusa e membro della commissione Unesco Italia. E’ stato proprio Bono a sottolineare l’esigenza di un cambio di rotta. «Ho portato il decalogo su come si istruisce la domanda. Considerate che ci sono 50 siti in lista di attesa e che occorre trovare un referente istituzionale, il ministro o un sottosegretario, che avanzi la candidatura».
Gli ostacoli. Ma è il carattere di eccezionalità che fa la differenza. «Occorre puntare sulla struttura ambientale del ritrovamento, sulla forma di portualità antica, perchè di musei ce ne sono a migliaia», ha aggiunto Bono. E qui si arriva al punto. «Il cantiere degli scavi sarà chiuso: non è possibile prevederne ora l’estensione per ragioni di spazi e finanziamenti. La copertura dell’area sarà tale da permettere in futuro, se qualcuno vorrà, di rimetterci mano», ci aveva preannunciato Maddalena Ragni, direttrice regionale dei beni culturali. Riguardo all’obiettivo Unesco, quindi, la presenza di scavi e museo in due luoghi distinti è un ostacolo. «In un’altra nazionale, come la Norvegia, per il museo avrebbero fatto un progetto ex novo sul posto e forse avrebbero risolto il problema», commenta l’arch. Bureca. Se soltanto gli scavi (ma ripensati a percorso museale) sarebbero l’eventuale candidato per l’Unesco, «è chiaro che occorra fare scelte importanti sul sito una volta completato - commenta Del Corso .- Ricopriamo tutto e facciamo finta di niente? E ci sono comunque molti modi per mantenere la valenza storica di una location».
Le scelte. Uguale domanda si era già posto Bono durante il sopralluogo del giorno precedente a Pisa San Rossore: «Come riuscire a ricreare le condizioni originali?». Camilli fa presente: «L’ambiente non è facile da valorizzare, perchè di matrice industriale e proprietà delle Ferrovie, alle quali dovremo riconsegnare il sito concesso in comodato gratuito». Dunque, questioni di soldi e di scaletta. La Sovrintendenza lo sa bene, tanto che Bureca è perentorio: «Il museo ha la priorità sulla richiesta all’Unesco». Si torna sempre al solito punto: «Per rendere gli scavi museabili servirebbero diversi altri milioni di euro». E in cassa ora non ce ne sono. «Ma, se si vuole - conclude Del Corso - la sfida è di quelle a lanciare».
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