Il Tirreno

Pisa

Licenziato perché parla con due gay

di Danilo Renzullo
Licenziato perché parla con due gay

Disavventura per un veterinario pisano che lavora in Messico: si è rivolto all’ambasciata ma finora non ha avuto risposte. Il caso finito in Parlamento. Rivolta sul web. Concia: inaccettabile

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PISA. Parla con due omosessuali alla mensa e perde il posto di lavoro. Una discriminazione omofoba sembra celarsi dietro il licenziamento di Mauro Pancrazi, giovane veterinario pisano volato in Messico per inseguire la sua passione e un posto di lavoro.

Caso internazionale. La vicenda sta assumendo i connotati di un caso internazionale. Ripresa dalla stampa messicana, la sua storia imperversa sui social network. Dopo il licenziamento, Pancrazi si è rivolto al dipartimento di ecologia del municipio di Los Cabos «per chiedere un risarcimento per le discriminazioni che ho ricevuto, per l'ingiusto licenziamento e per avermi buttato sulla strada» e ha scritto anche all'ambasciata italiana, ma non ha ancora ricevuto alcun tipo di risposta. Da quasi un mese è senza stipendio ed è ospite di una comunità di americani.

Il licenziamento. Dopo poco più di un mese di lavoro presso il “Campamento Tortuguero” a Los Cabos, Pancrazi inizia a capire che le cose non vanno per il verso giusto.

«La mia coinquilina, una collega biologa, inizia a non parlarmi più – racconta -. Al lavoro i colleghi prendono le distanze. Pochi giorni dopo, la responsabile del campo, Graciela Tiburcio, mi comunica il licenziamento, accusandomi di essere indisciplinato e umiliandomi davanti ai colleghi. Resto incredulo e chiedo un incontro per avere spiegazioni».

Dopo una settimana la responsabile del progetto convoca Pancrazi. «Mi ha spiegato – racconta – che due colleghi non volevano più lavorare con me perché, secondo loro, sono omosessuale. Per questo non potevo più far parte del loro staff. Alla fine mi ha detto che in Messico sono molto “macho”, c'è molta omofobia e il marito vuole uccidere tutti i gay. Mi ha dato una settimana per organizzarmi e andare via».

Gli amici gay. Il veterinario prova a ricostruire tutta la vicenda: «Frequentavo una mensa dove spendevo i buoni pasto che ricevevo. Avevo stretto amicizia con due ragazzi gay e spesso pranzavamo insieme. Il personale della mensa – spiega Pancrazi – ha riferito ai miei colleghi queste mie amicizie e loro si sono lamentati della mia presunta omosessualità. Io non sono gay, ma un ragazzo molto aperto con tutti e per questo ho avuto molti problemi in Messico», dove il “machismo” e l'omofobia sono particolarmente diffusi.

Cervello in fuga. Una storia, quella di Pancrazi, iniziata come quella di tanti altri giovani italiani: una laurea in cornice e tanti progetti nel cassetto in un Paese come l’Italia poco propenso a realizzarli. Padre pisano e madre di Bergamo, Mauro nasce nella città lombarda nel 1981. All'età di 19 anni si iscrive alla facoltà di Veterinaria dell'Università di Pisa: «Frequentavo l'aula studio “Pacinotti”. Ho ancora casa nella zona de “I Passi” e, quando posso, torno a Pisa a trovare i miei tanti amici». Consegue la laurea nel 2009 e da allora inizia una lunga trafila in cerca di un'occupazione. Dopo un tirocinio, non retribuito, alla Stazione Zoologica “Anton Dohrn” di Napoli, nel 2011 arriva l'occasione della vita: un'offerta dal Messico.

Le tartarughe. Pancrazi sbarca in America alla corte del governo federale messicano per partecipare ad un progetto per la salvaguardia delle tartarughe marine nella città di Campeche e, dopo sei mesi di volontariato, nel dicembre 2011 viene assunto al “Campamento Tortuguero Don Manuel Orantes”, che si occupa della tutela delle tartarughe marine a Los Cabos, città di oltre 160mila abitanti della Bassa California del Sud, uno dei 31 stati federali del Messico. Gli offrono vitto e alloggio e mille pesos a settimana (poco più di 50 euro).

«Abbastanza poco per vivere», dice, ma le tartarughe sono la sua passione. «Fin da bambino mi sono preso cura di loro».

Comunità hippie. Ora Pancrazi, dopo il licenziamento, è ospite di una comunità.

«È tipo una comunità hippie anni Sessanta – dice sorridendo il giovane veterinario -. Mi danno da mangiare e un posto per dormire e io, in cambio, aiuto a lavorare la terra. Mi rimangono 200 euro che non bastano neanche per tornare in Italia. A marzo partecipo al congresso internazionale sulle tartarughe che si terrà in Messico. Cercherò di stringere rapporti per un nuovo lavoro. È la mia ultima possibilità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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