Il Tirreno

Pisa

Due anni a un operaio per molestie a una bimba

di Candida Virgone
Due anni a un operaio per molestie a una bimba

Toccate, pedinamenti, complimenti pesanti e perfino una lettera focosa sono costati cari a un quarantenne della provincia condannato ieri in tribunale

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PISA. Non posso fare a meno di te: o sarai mia o di nessuno. Parole forti, un po’ da rapporto esclusivo, comunque accettabili, per quanto assolute, se rivolte ad una donna o alla fidanzata, maggiorenne e vaccinata. Improponibili, se riservate da un quarantenne ad una ragazzina che ha appena spento quattordici candeline, figlia dei suoi vicini di casa. Per queste ed altre attenzioni (un bacio sulla bocca quando la piccola aveva solo quattro anni, la mano sul sedere pochi giorni prima del biglietto amoroso ed una vera e propria persecuzione fatta di pedinamenti, occhiolini e baci lanciati) un operaio pisano è stato condannato ieri mattina in tribunale a due anni di reclusione. Due anni con la sospensione condizionale della pena subordinata al pagamento immediato di una provvisionale di diecimila euro, a titolo di risarcimento per il danno morale ed esistenziale subito dalla ragazzina e dalla sua famiglia, che si è costituita parte civile.

L’uomo, operaio, 47 anni, è comparso ieri mattina davanti al secondo collegio, presieduto dal giudice Luca Salutini, con a latere Leonardo Degl’Innocenti e il got Anna Fabbricatore. Il pm, Giovanni Porpora, aveva chiesto per il bollente operaio un anno e mezzo di reclusione, ma la sentenza è stata più severa.

È l’estate del 2008 quando l’uomo (di cui taciamo il nome per rispetto alla privacy della vittima, riconoscibile perché sua conoscente), secondo l’accusa, inizia a perseguitare una bella ragazzina, Sara (il nome è di fantasia), figlia dei vicini di casa. La segue, le lancia occhiate e baci, le rivolge attenzioni e complimenti non graditi. A maggio la ragazzina compie quattordici anni. È agosto quando l’uomo arriva perfino a toccarle il sedere. La ragazza è esasperata, racconta tutto ai genitori, ma in un certo senso la situazione, seppure con molta tensione, viene tollerata dato che l’uomo è conosciuto in famiglia. Fino alla consegna del famigerato biglietto alla piccola, contenente le frasi bollenti riportate ed altre ancora. La piccola in lacrime lo mostra alla mamma che affronta l’uomo: ne segue una gazzarra durante la quale si arriva perfino alle mani e poi parte la denuncia. L’operaio viene accusato di violenza sessuale (nel 609 bis oggi viene globalmente incluso qualsiasi tipo di molestia) e, non essendoci ancora il reato di stalking, anche di disturbo alle persone. Il dibattimento ha messo in luce una situazione di grande esasperazione della famiglia. Il padre ha perfino raccontato, accusa che è stata contestata in tribunale, che nel 98, quando la piccola aveva quattro anni, l’uomo l’aveva presa dal seggiolone per darle un bacio in bocca. Ripreso aspramente dai familiari, si sarebbe difeso dicendo: «Ma è talmente una bella bimba»! Fino ad arrivare alla persecuzione e al biglietto, secondo l’accusa e la ricostruzione degli inquirenti.

Diversissima, come sempre accade in questi casi, la versione dell’imputato: era la ragazzina che non gli dava tregua, mentre lui avrebbe cercato più volte di spiegarle che, data la differenza d’età, fra loro non ci poteva esser nulla. Come spiegare dunque le parole del biglietto? «Ho cercato di non mortificarla brutalmente, facendole comunque dei complimenti»: ha replicato l’operaio. Il tribunale non ha creduto alla sua versione dei fatti e lo ha condannato alla pena di due anni di reclusione.

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