Il Tirreno

Pisa

Ikea: non assumiamo con il cronometro

di Gianluca Campanella
Ikea: non assumiamo con il cronometro

Giornata di tensioni dopo le proteste del sindaco di Pontedera. Ma un manager dell’azienda aveva parlato della distanza

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PISA

Quando, ore 16 di ieri, Ikea Italia dichiara in modo ufficiale che «non fa parte della nostra metodologia selezionare personale in base alla distanza dalla loro residenza» cominciano i sudori freddi in molti palazzi della politica: ci vorrà un intero pomeriggio di telefonate in tutta la Penisola (e molte tazze di caffè) per capire alla fine che «forse c’è stato un equivoco e non ci siamo capiti». Ma, intanto, tutto il circo si era già messo in moto. Lunedì la polemica era stata solo del sindaco di Pontedera, Millozzi: se si pone il paletto dei 20 minuti da casa, vuol dire che ci vogliono escludere. Ieri si sono aggiunti tanti suoi colleghi in provincia. Alla fine si capirà una realtà quasi ovvia: i dipendenti di Ikea Pisa non abitano... a Palermo. Però «non c’è una regola». Quella che segue è la cronaca di una giornata sull’ottovolante.

Ikea/1. A Milano alle 8 del mattino hanno già letto la rassegna stampa, ma la direzione nazionale del colosso svedese non reputa che sia il caso di mandare un comunicato: sta aprendo altri negozi nel Bel Paese e solo qui in Toscana ha riscontrato una certa effervescenza. Sottovaluta (e forse sbaglia) il carattere sanguigno di questa regione. Al pomeriggio, contattata dal Tirreno, Ikea Italia spiega che «i requisiti richiesti ai candidati sono esperienza, competenza e predisposizione a servire la clientela». Stop. Ma la questione dei 20-30 minuti riportata dal sindaco Filippeschi e dall’assessore all’urbanistica Cerri? Il responsabile della comunicazione di Ikea, Valerio Di Bussolo, non era in città a ottobre quando ci sono stati i primi abboccamenti tra Comune e il marchio del mobile low cost: quindi non sa cosa è stato detto, ma per certo può confermare che «non assumiamo in base alla distanza».

Pisa/1. A Palazzo Gambacorti nessuno ha voglia di ingigantire la cosa. Nel contempo, nessuno ha voglia di passare per quello che non è: «La delegazione con cui ci siamo incontrati non era composta dagli uscieri», esce dalle stanze comunali. Inutile provare a chiedere nomi e cognomi di chi avrebbe per primo ventilato la “prassi” dei 20-30 minuti. Cerri si sottrae al gioco «delle personalizzazioni: la proposta è venuta da loro», e basta.

La ricerca d’archivio. Consultando le “carte” del passato, si scopre che nella lettera inviata da Filippeschi al responsabile italiano di Ikea, Alessandro Paglia (il 5 ottobre 2011, protocollo 39055), mai si parla di paletti sulle persone da assumere (distanze comprese). Il sindaco auspica «la realizzazione di produzioni che interessino le esigenze commerciali della società, in larga scala e per tipicità territoriali». È un invito a non chiudere la porta alle esigenze del comprensorio del mobile (da Cascina alla Valdera) che potrebbe risultare penalizzato dall’arrivo del marchio giallo e blu. A novembre, a incontro avvenuto, tutti riportano una frase di Paglia: «Prevediamo almeno 300 assunzioni, quasi esclusivamente locali, con personale in grado di raggiungere il posto di lavoro in tempi rapidi, non più di 20-30 minuti». Paglia compie un’onesta “operazione simpatia”: vi portiamo lavoro; ma non credo che siano interessati ragazzi o ragazze che devono fare tanta strada per arrivare in negozio. Infatti nessuno ha smentito quelle parole. Anche perché evidentemente conveniva a tutti, politica compresa.

Pisa/2. Sempre l’archivio aiuta a ritrovare una nota della Provincia - tra l’altro ente titolare del collocamento pubblico - che a novembre aveva incontrato una rappresentanza di Ikea, registrando, si legge, «dichiarazioni d’apertura (in riferimento alle questioni dell’occupazione) sia verso l’eventualità di considerare una possibile partecipazione della Provincia (mediante le strutture del Centro dell’impiego) ai processi di selezione del personale; sia verso procedure di cernita che guardino non solo alle candidature più giovani, ma anche a quelle di anagrafe superiore, considerando specificatamente le difficoltà di quanti si trovano in cerca di una collocazione scontando l’ostacolo della propria età». Nessun paletto anche in questo caso.

Ikea/2. Interpellato di nuovo, Di Bussolo rivela che Ikea Italia «cerca di garantire una buona qualità della vita ai suoi dipendenti: dunque capita, ma non è una regola, che sia interesse sia nostro che loro vivere vicini all’insediamento». L’ultima (per ora) puntata del thriller Ikea termina così. E in uno dei tanti uffici stampa che sono stati in fibrillazione tutto il giorno scappa una battuta: «Ma pensate di andare avanti così per i prossimi venti mesi?».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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