Sicurezza
Tentò di uccidere artiere Fantino davanti al gup
Un anno fa investì e ferì in maniera gravissima il collega lanciando la sua auto a 120 all’ora contro il giovane che percorreva in scooter viale delle Cascine
PISA
Tentò di uccidere un collega di lavoro mettendolo sotto con la macchina che aveva lanciato a 120 chilometri all’ora. Con l’accusa di tentato omicidio compare questa mattina in tribunale, davanti al giudice per le udienze preliminari Donato D’Auria, un allievo fantino del mondo dell’ippica legato a San Rossore: si tratta di Salvatore Tarascio, 24 anni, di origine siciliana, che oggi lavora nella zona di Siena.I fatti risalgono all’anno scorso, esattamente al 23 gennaio del 2011. Secondo l’accusa che lo ha portato a giudizio e secondo la ricostruzione degli inquirenti, pochi giorni prima del tentativo di omicidio, fra il giovane fantino siciliano ed un altrettanto giovane artiere polacco che lavora sempre nel mondo dell’ippica, sarebbe scoppiata l’ennesima lite per futili motivi. Una lite finita a botte. Dopo essersele date di santa ragione la questione non sembrava affatto esaurita. E di fatto non lo era per niente, tanto che il giovane fantino decise di telefonare al collega chiamandolo al cellulare e dandogli un appuntamento per una domenica sera. Sempre secondo l’accusa, l’uomo lo avrebbe atteso fuori da un ristorante in cui il polacco si trovava, in viale delle Cascine, e poi, mentre questi si stava allontanando a bordo del suo motorino, lo avrebbe seguito e investito lanciandogli contro l’auto a folle velocità. Dall’impatto il giovane polacco era uscito ferito in maniera molto grave, tanto che fu necessario il ricovero al pronto soccorso dell’ospedale dove i medici, date le sue condizioni, si riservarono la prognosi. Sul fatto indagarono i vigili urbani e la polizia, i quali alla fine conclusero le proprie indagini definendo l’episodio come omicidio colposo.All’inizio infatti l’incidente era apparso come una omissione di soccorso perché l’investitore era scappato subito dopo l’incidente che comunque presentava una dinamica strana. Prima di essere sedato dal medico che lo aveva soccorso, inoltre, il giovane artiere aveva raccontato con un filo di voce che conosceva il suo investitore. I vigili quindi riuscirono ad identificare auto ed investitore nella stessa notte. La macchina, una utilitaria bianca, era stata parcheggiata in una strada del Cep ed era anche incidentata. Per il giovane fantino siciliano il pm inquirente - a gennaio scorso c’era ancora il dottor Giovanni Madaleni, trasferitosi a La Spezia da ottobre - aveva chiesto il rinvio a giudizio. L’imputato avrebbe scelto il rito abbreviato. La sentenza è attesa per oggi.
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