Il Tirreno

Pisa

Quei datori di lavoro molto disinvolti

di Gianluca Campanella

La denuncia dell’Ispettorato: cresce il fenomeno delle “dimissioni in bianco” e aumentano in generale le irregolarità

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PISA

Nella nostra provincia il fenomeno delle dimissioni in bianco sui luoghi di lavoro ha un’estensione in linea con i dati nazionali, che presentano un peggioramento della condizione femminile da quando è cominciata la crisi economica. È quanto emerge dal convegno “Le donne e il lavoro” svolto ieri mattina nella sala del consiglio provinciale, che è stato organizzato dal Pd per presentare la proposta di legge contro le dimissioni in bianco: la prima firmataria è la deputata pisana Maria Grazia Gatti.

Il fenomeno. Al palazzo di piazza Vittorio sono intervenuti Paolo Graziani, presidente del Comitato Inps della Toscana, e Anna Romei, assessore provinciale al lavoro. Quindi Anna Maria Venezia, direttrice di quello che una volta si chiamava Ispettorato del lavoro, ha presentato la relazione sugli interventi svolti dalla Dtl, Direzione territoriale del lavoro, tra il 2008 e il 2011. Nella dettagliata relazione, due sono i numeri che balzano subito agli occhi: il 2010 è stato l’anno più nero per le dimissioni dopo una maternità, con 145 donne che hanno lasciato. Inoltre, nel 2011 per la prima volta ci sono stati anche due casi di dimissioni per paternità: si trattava di due lavoratori extra comunitari.

Le irregolarità sospette. Non si può in alcun modo dimostrare che siano dimissioni in bianco, cioè fogli di carta firmati al momento dell’assunzione (in condizione di quasi ricatto) e utilizzati dal datore di lavoro quando nasce un figlio, per “disfarsi” di un genitore che diventa improduttivo. Però una seri di dati collaterali sono indizi quasi sufficienti per pensarlo. In primo luogo, è vero che nel 2011 le dimissioni femminili sono scese a 123, ma c’è stata una contemporanea esplosione delle irregolarità contrattuali certificate dalla Dtl (sono passate da 329 a 523 donne, rispettivamente su 2.418 e 2.265 controlli effettuati, uomini compresi). E un aumento anche del lavoro nero vero e proprio (da 90 a 93 casi femminili). Come dire: precari e “clandestini” si possono mandare via più facilmente, senza bisogno di formali dimissioni. Altra “prova”: ben 112 delle 123 dimissionate nello scorso anno sono italiane; è lo stesso discorso di prima, perché sulle straniere (comunitarie o no) è più facile avere contratti meno stringenti.

L’aumento del part time. Infine, l’ultima spia: sono in aumento le trasformazioni del rapporto di lavoro da tempo pieno a part time. Il boom c’è stato nel 2009, con 1.233 casi, in coincidenza con la fase acuta della crisi economica. E l’anno seguente il fenomeno si è attestato su 1.015 tempi parziali sommando uomini e donne. Però, guarda caso, nel 2011 proprio quando calano le dimissioni, il part time torna a salire: 1.091; e se del totale si guarda solo la quota femminile si scopre che essa è predominante e in crescita (da 756 a 775). Insomma, i datori di lavoro hanno alleggerito il peso economico delle buste paga da elargire e per un po’ possono fare a meno delle dimissioni in bianco.

I settori. Le statistiche presentate dalla direttrice Venezia dimostrano che il fenomeno è generalizzato a tutti i settori produttivi. Se alle dimissioni ricorressero solo le neo mamme impiegate in mansioni usuranti, si potrebbe sostenere che siano plausibili le incompatibilità tra lavoro e “fatica” nell’accudire i pargoli. Invece l’incidenza delle dimissioni è praticamente uniforme in ogni campo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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