Finanza
Imprenditori in rivolta contro il canone Rai
I commercianti e gli artigiani che hanno un computer all’interno del loro locale stanno ricevendo i bollettini secondo una normativa che risale al 1938
PISA
Quel commerciante, quell’impresa, quell’artigiano che ha un computer all’interno della sua attività, dovrà pagare il canone Rai. Un balzello contro cui stanno fioccando le proteste. Infatti, in questi giorni, su tutto il territorio nazionale, e quindi anche in città, le imprese stanno ricevendo la richiesta di canone avanzata dalla Rai per il pagamento dell’abbonamento speciale alla televisione.
Si tratta del canone fissato dalla legge (la prima stesura addirittura risale al 1938) che ne impone il pagamento a chiunque possieda apparecchi “atti o adattabili” alla ricezione delle trasmissioni radiotelevisive, al di fuori dell’ambito familiare.
«L’ennesimo balzello ai danni dei commercianti – commenta il direttore di Confesercenti, Marco Sbrana – che questa volta sfiora addirittura il ridicolo. La legge, infatti, utilizza una dizione che, com’è facile intuire, grazie agli sviluppi registrati a livello tecnologico (computer, telefonia, ecc.) riguarda la quasi totalità delle imprese. Imprese che, è bene ricordarlo, usano computer e telefoni per esigenze di lavoro e non per vedere la televisione. Riteniamo di essere di fronte a una norma assurda, quindi, che costringe le imprese a un ulteriore esborso, in un momento segnato da una crisi economica senza precedenti per le nostre aziende, già duramente colpite dai provvedimenti di deregulation in atto e dall’esistenza di decine di balzelli assurdi”. La conclusione di Confesercenti: “Sarebbe opportuno modificare una norma vetusta e iniqua, emanata in pieno regime fascista».
E protesta anche Andrea Zavanella, presidente Cna di Pisa: «Nessuno pretende che se ci sono attività per le quali avere una radio o una tv rappresenti un valore aggiunto, un servizio per i clienti, esse non debbano pagare. Ma che a pagare sia chiamato anche chi ha il computer per tenere la contabilità ed essere collegato ad internet, cosa sempre più necessaria oggi per qualunque attività, non è accettabile».
E Fabio Banti, presidente di Confartigianato Imprese Pisa e Toscana rincara la dose: «Abbiamo appena chiesto al ministro Passera di aiutare le piccole imprese e riceviamo la richiesta del pagamento del canone Rai. Una sorta di tassa sulle tecnologie. Mi sembra davvero che la misura sia colma, per questo in ogni provincia della Toscana stiamo raccogliendo le firme per sostenere una campagna di massiccia protesta».
Anche Rete Imprese ha preso posizione giudicando «aggressivo e intollerabile l’atteggiamento della Rai».(d.b.)
Altro servizio a pagina 11
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