Il dolore
Chiesto il processo per l’ex ad della Plus
Rinviata a giudizio l’imprenditrice Patrizia Pacini:l’accusa è di truffa alla Comunità europea
PISA
L’imprenditrice Patrizia Pacini è stata rinviata a giudizio giovedì mattina, in tribunale, per due episodi di truffa ai danni della Comunità europea. Il giudice per l’udienza preliminare Guido Bufardeci l’ha assolta, invece, per intervenuta prescrizione, dall’accusa di falso in bilancio. Le accuse erano giunte al termine di un’inchiesta diretta dal pm Flavia Alemi e avviata nel 2006, quando Patrizia Pacini (figlia di Francesco, attuale presidente di Confindustria toscana, della Camera di commercio di Pisa e dell’Opera della Primaziale Pisana che tutela i monumenti di piazza dei Miracoli) rivestiva l’incarico di amministratore unico delle edizioni Plus, un consorzio di cui facevano parte l’ateneo pisano, socio di maggioranza, e due soci privati, le case editrici locali Pacini ed Ets.Il processo inizia il 21 giugno: giovedì mattina davanti al gup si sono costituite parte civile la Regione Toscana, l’università di Pisa e le Edizioni Ets (assistite dall’avocato Giovanni Capria), che nel procedimento erano state riconosciute parti lese.Al termine dell’inchiesta per l’amministratore del consorzio Plus era scattata l’accusa di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche con presunte fatturazioni gonfiate e per false comunicazioni sociali, reato contravvenzionale oggi prescritto. La casa editrice Ets, nel 2006, presentò due ricorsi - tramite l’avvocato Roberto Favale - in cui si sollevavano dubbi sulla gestione del consorzio. La lunga indagine della guardia di finanza, che ha portato al sequestro di numerosi atti all’interno della sede della casa editrice Plus, permise la ricostruzione di una serie di presunte irregolarità, in base alle quali si è arrivati alla richiesta di rinvio a giudizio. Fra le accuse mosse all’imprenditrice (difesa dall’avvocato Stefano Del Corso), ci sarebbe la presunta dichiarazione di costi sulle pubblicazioni superiori rispetto a quelli effettivi (gli inquirenti indicano in un caso quasi il 110%), che avrebero procurato, sempre secondo la ricostruzione degli inquirenti, un ingiusto profitto per sé e soprattutto un danno alla Commissione europea che sosteneva il 100% della spesa. Stesso capo d’imputazione per un altro progetto finanziato dal Fondo sociale europeo e dalla Regione Toscana. Inoltre, all’indagata il pubblico ministero aveva contestato una serie di fatture, emesse fino a novembre del 2007, in cui s’ipotizzava appunto un ingiusto profitto.
In seguito a quest’inchiesta, adesso la Plus è a totale partecipazione dell’università di Pisa e non ne fanno più parte i soci privati.
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