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Banditi traditi dal dna, in quattro arrestati dopo un assalto in villa
A smascherarli l’impronta di una mano sudata lasciata su un mobile: si tratta di tre trapanesi e un campano che vivono fra Cecina e Rosignano. Il colpo è avvenuto a luglio nel Volterranno
PISA
Smascherati. Catturati dopo sette mesi i quattro banditi che avevano assalito un casolare di campagna a Spicchiaola, nella zona di Volterra. A tradirli, banalmente, l’impronta di sudore di una mano lasciata su un mobile della casa in cui due donne, una signora di 56 anni e l’anziana madre di 84, sono rimaste in loro balìa per quasi un’ora. Ad uno di loro, Bernardo Linaris, 30 anni, l’ordine di custodia cautelare per rapina è arrivato al Don Bosco, dove si trova per altri reati. Gli altri tre finiti in manette sono Vincenzo Beltrame, 38 anni, Francesco Caccavale, 24, e Giuseppe Di Giorgio, 25. Mentre Caccavale, che vive a Cecina da anni, è di Nola (grosso centro in provincia di Napoli), gli altri stanno a Rosignano (Livorno) e sono trapanesi: Beltrame è di Poggioreale, Di Giorgio e Linaris di Castelvetrano. Tutti da anni in Toscana, in un sorta di spa domestica del crimine, sono legati da vincoli di parentela fra loro. Beltrame e Caccavale, secondo gli investigatori, sarebbero stati legati ad ambienti mafiosi.Sono stati arrestati nelle loro case il giorno di San Valentino dagli uomini del commissariato di Volterra e della Squadra Mobile della questura di Pisa, guidati da Giuseppe Testaì, che ieri mattina, insieme al questore, Raffaele Micillo, ha fatto il punto sulle indagini, dirette dal pm Giovanni Porpora.I quattro fecero irruzione nel casolare la sera del 24 luglio scorso. Poco prima delle 9 dissero di essere rimasti con l’auto in panne nella zona isolata e chiesero alla padrona di casa, la signora Bettini, un bicchier d’acqua e un cellulare per telefonare. Ma appena la donna aprì la porta, le piombarono addosso premendole la testa sul pavimento e rubando tre fucili antichi ma funzionanti che c’erano in casa, con cui minacciarono lei e la vecchia mamma. Urlando e minacciando si fecero consegnare dalla Bettini i gioielli che c’erano in casa, dei contanti e i telefoni cellulari. Mentre scappavano verso la provinciale incontrarono il padre e il marito della donna, Moreno Medaglini, che rientravano a casa sulla loro Land Rover.Sparando dei colpi in aria si fecero consegnare dai due uomini terrorizzati la macchina e fuggirono. Le successive indagini hanno portato all’identificazione del primo bandito - tradito dal sudore, come nel caso del rapinatore che nella gioielleria Capone lasciò il fazzoletto con cui si era asciugata la fronte - e poi a smascherare gli altri tre. L’irruzione nelle case dei banditi e le successive perquisizioni hanno permesso di arrivare anche ai possibili ricettatori della banda, con il recupero di una parte della refurtiva e di due dei fucili rubati, modificati (tagliati al cane e alle canne) e sotterrati in campagna. Non si sa se siano stati usati o se si aveva l’intenzione di usarli per nuovi assalti. Escluse la macchina e le armi, il colpo aveva fruttato circa diecimila euro.
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